Non molto tempo fa si parlava di prendere due piccioni con una fava, trovando un’unica soluzione a due pruriginosi problemi: il caro-petrolio e l’allarme rifiuti. La parola chiave è “bioetanolo”, una fonte di alimentazione per le auto cosiddette “Flexifuel” ricavata dagli stessi rifiuti, dannosi e in sovrabbondanza. Ma non più inutili, se l’idea va in porto.
In Italia le case automobilistiche che offrono auto alimentabili a bioetanolo sono attualmente quattro, per un’offerta totale di una ventina di modelli.
Per la Ford c’è la Focus Flexifuel 1.8, da 17.500 € e la C-Max, da 20.250 €. La Saab ha messo in commercio più versioni della sua fortunata 9-3 con prezzi a partire da 30.000 €; la Cadillac è nuova arrivata nel mercato eco-compatibile con la BLS da 30.500 €, mentre la Volvo ha in listino una vasta gamma di modelli, dalle coupé, alle semi-utilitarie, dalle semi-suv alle berline di lusso: C30, S40, V50, V70, e S80. I prezzi sono relativamente accessibili (da 22.500 €), ma dalla S40 in poi s’impennano in stile Volvo.
Avevamo lasciato i governi a gongolare, i consumatori a sfregarsi le manine ed i ricercatori alle prese con calcoli e collaudi. Ora, un’importante azienda chimica inglese, la Ineos, asserisce di poter ricavare 400 litri di bioetanolo da ogni tonnellata di scarti biodegradabili, e di essere in grado di produrre il combustibile in scala industiale a partire dal 2010. Quel che è certo è che la materia prima non mancherà.
La procedura di sintesi spiegata “alla buona” è molto semplice: si cuociono i rifiuti ad altissime temperature, fino a ridurli allo stato gassoso. Saranno dei batteri naturali ad innescare il procedimento di trasformazione del gas ricavato in bioetanolo, pronto ad alimentare il veicolo una volta liberato dalle eventuali impurità.
La novità introdotta da queste ricerche è che "non ci sarà più da dover scegliere tra cibo e combustibile", come afferma Peter Williams, amministratore delegato di Ineos. In passato erano i prodotti agricoli sottratti alla produzione alimentare l’input per i cicli di produzione del biocombustibile.
La Ineos ha felice prospettive: prevede di ridurre le dipendenza dell’Occidente dalle regioni dell’Opec del 10%. Per non parlare delle ripercussioni positive sull’ambiente: meno rifiuti e minore impatto nella realizzazione del combustibile stesso. Riverberi diplomatici a parte resta solo il problema del prezzo. AAA incentivi cercasi; astenersi governo perditempo.
Scritto da: Maria Eleonora Pisu
La Redazione.
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