Il panorama dell’esercizio cinematografico romano ha subito radicali cambiamenti durante l’ultimo decennio. Secondo alcuni dati ANEC ( Associazione Nazionale Esercenti Cinema ), a Roma esistono trenta monosala, quarantaquattro multisala, e sette multiplex. E si è passati dai settanta schermi del 1990 ai duecentosessanta di oggi. Inoltre, adesso le zone periferiche sono notevolmente fornite ed il pubblico si è spostato in queste aree, abbandonando le sale del centro storico.
Il 1995 fu l’anno di svolta per il processo di ingrandimento dei cinematografi romani, grazie al decreto “ Nuovo Cinema Paradiso ”. Con esso fu approvato un allargamento del 20% della superficie delle sale e, attraverso la stessa licenza, l’opportunità di aprirne altre. Prima di questa delibera per avviare un cinema occorrevano un appalto edilizio e diverse licenze in base al numero delle sale. Avvenne così una prima trasformazione dell’attività cinematografica di Roma: molte monosala divennero multisala con due, tre e quattro schermi.
Ma il grande cambiamento si ebbe con l’arrivo del multiplex. Questa struttura è comparsa tra il 1995 e il 2000. I primi due multiplex nati a Roma sono il WARNER VILLAGE della Magliana ( 1998 ) e il CINELAND di Ostia ( 1999 ). Si tratta di un organismo totalmente differente da quello a cui eravamo abituati. È collocato sempre fuori del centro abitato, è dotato di numerose sale, ampi parcheggi riservati, vari servizi per il divertimento e cabina di proiezione unica. Inoltre, ha un’organizzazione totalmente diversa da quella del multisala, per quanto riguarda il circuito amministrativo.
Le zone della capitale con un maggior numero di cinema sono il Centro Storico, con ventiquattro strutture, i Parioli, con diciassette strutture, e Prati, con sette. Invece, le aree della città meno “ dotate ” sono Montesacro, Centocelle e Ostia, con un solo cinema ciascuno, l’Arvalia Portuense, con tre cinema, e infine Delle Torri e Monteverde, che non dispongono di alcuna struttura. In realtà, il quadro varia molto nel momento in cui si osserva il tipo di cinema, ma soprattutto il numero di schermi presenti in ciascuna zona. Centro Storico e Parioli rimangono i primi in classifica con cinquanta e trentaquattro schermi, mentre al terzo posto si posiziona proprio l’Arvalia Portuense, con ventisei e ventuno schermi. Anche Ostia, dotata di un solo cinema, scala ugualmente le classifiche con ben quattordici schermi.
Da questa analisi emerge un quadro caratterizzato da una maggiore concentrazione di cinema tradizionali nel Centro Storico, in cui esiste una frammentazione dell’esercizio, segno di una varietà dell’offerta, e un maggiore addensamento di strutture ultra moderne verso le periferie. La zona che abbraccia il Centro, i Parioli, Nomentano-S.Lorenzo e Prati, cioè la più dotata numericamente, comprende circa il 66% dei cinema e circa l’84% delle monosala di tutta l’area romana ( dati ANEC ). Comunque il primato appartiene al Centro Storico, sia in relazione al numero di strutture presenti sia in base al numero di schermi.
L’evoluzione delle sale e la nascita del multiplex rappresentano sicuramente una grande risorsa per l’industria cinematografica romana. Però si manifestano anche degli “ effetti collaterali ”. Tale processo di trasformazione ha portato all’apertura senza regole di cinematografi, causando danni all’organismo nel suo insieme. Un esempio calzante è quello di Fiumicino, dove è stata aperta una struttura titanica tra i due multiplex di Ostia e della Magliana, in un luogo in cui ventiquattro sale sono superflue, in proporzione al pubblico. Questo complesso non riesce infatti ad avere successo economico, e nello stesso tempo ha “ rubato ” clienti ai cinema confinanti. Inoltre, fatto fondamentale, una città come Roma, con i suoi cinque milioni di abitanti, icona artistica e culturale mondiale, dispone haimè solo di quattro cinema d’essai. L’AZZURRO SCIPIONI, il LABIRINTO, il PASQUINO e il TIZIANO.
“ Le sale di cinema commerciali (...) si sono strutturate (...) come dei supermercati dove le merci, i cibi, sono sempre più lussuosamente esposti e però se tu li assaggi non sanno praticamente di niente. Allora noi (...) che siamo dei cinema reali in quanto mostriamo il cinema vero, siamo semplicemente come delle trattoriole dove si mangia ancora bene”. Così dichiara Silvano Agosti, fondatore e direttore dell’ AZZURRO SCIPIONI, in una intervista di Sergio Ponzio, del 10 ottobre 2006. E ancora: “ Proponevo a Borgna di portare il cinema in borgata, ma non per proiettare i film di adesso...proietta Pasolini, fai vedere ACCATTONE nelle borgate!”. E conclude: “ io sono al 24esimo anno di attività dell’ Azzurro Scipioni e il comune è intervenuto per lo 0,0001% (...). Mi piacerebbe che il comune prendesse atto che da ventiquattro anni proietto soltanto capolavori. (...). A me basterebbe che il comune pubblicizzasse la mia attività, non gli costerebbe nulla. (...). Invece sembra quasi che gli amministratori siano terrorizzati dalla nostra esistenza.”
La Redazione.
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