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Domenico Riso. Se un compagno diventa un “amico”

Notizia del 24/08/2008

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Domenico Riso è lo steward italiano morto nella tragica sciagura aerea di Madrid. Domenico Riso era in viaggio con il suo compagno Pierrick Charilas e il figlio di lui, Ethan. Domenico e Pierrick, convivevano regolarmente a Parigi. Non erano semplicemente amici. Non erano coinquilini. Erano compagni.  
Dettagli? Non secondo l’Arcigay. L’associazione che tutela i diritti di gay e lesbiche in Italia, ha denunciato le volute omissioni su questo aspetto della vita di Domenico da parte della stampa e delle televisioni italiane.

L’Arcigay, irritata dall’atteggiamento dei media, in una nota firmata anche dalla parlamentare Paola Concia (Pd), ha denunciato i silenzi dei mezzi di comunicazione. “La vita di Domenico Riso è stata avvolta da una cortina di fumo tragicamente ridicola: quando questo Paese avrà il coraggio di chiamare le cose con il proprio nome? Quando un gay siciliano che è emigrato, si è costruito una vita nuova, una propria famiglia, potrà ottenere il rispetto dovuto almeno dopo morto? E’ possibile che la sua famiglia completamente distrutta in un tragico incidente non sia uccisa una seconda volta dall’ipocrisia, dall’omissione, dal perbenismo?”.

I mezzi di comunicazione italiani hanno volutamente deciso di non dire, di oscurare la realtà della vita parigina di Domenico che, come rilevato nella nota dell’Arcigay, “è la testimonianza di una ferrea volontà di non rinunciare a se stesso, di combattere la sua personale battaglia per la felicità, che in questo paese c’è ottusamente negata”.
Il radicale Sergio Ravasio, segretario dell’Associazione Certi Diritti, pone l’accento sull’ipocrisia che soffoca il nostro Paese, in cui l’omosessualità è diventata un argomento da evitare: “E’ tabù in Italia parlare di questo tipo di famiglie”. 

Soltanto il Corriere della Sera è riuscito a trattare con dignitoso rispetto la tragedia della morte di Riso; è stato l’unico giornale nazionale a descrivere le persone con cui viaggiava come “il compagno e il figlio di tre anni”, senza ricami o volgari intrusioni nella privacy dello steward siciliano. Tutti gli altri, invece, hanno scelto di omettere questi “dettagli”, nascondendosi dietro formule generiche e scadendo così nel ridicolo e nel grottesco; abbiamo sentito parlare di un amico, del coinquilino e, addirittura, di un “amico speciale”, neanche si stesse parlando di due dodicenni.

Stupisce, invece, l’atteggiamento dei giornali francesi, solitamente meno istituzionalizzati. Le Parisien e L’Equipe, nel dare la notizia della morte di Pierrick Charilas e del figlio di tre anni, si sono limitati a sfiorare l’argomento della presenza di Domenico Riso, parlando di “un amico italiano, di cui non si hanno altre notizie”, focalizzando l’attenzione sull’ex compagna di Charilas, una celebrità sportiva in Francia.

Non sorprende, al contrario, la posizione del governatore del Veneto Giancarlo Galan (Pdl), che attraverso chissà quale bizzarro e contorto ragionamento, considera omofobo parlare delle scelte private di Riso: “Sono ripugnanti le cronache pubblicate da alcuni giornali penosamente impegnate a dare il massimo risalto al fatto che Domenico Riso fosse in viaggio assieme al suo ‘compagno’. Che pena per un giornalismo così scadente e morboso”.

Il modo in cui le diverse testate giornalistiche italiane hanno affrontato il drammatico incidente spagnolo, ha mostrato tutta l’arretratezza culturale ( e linguistica) in cui viviamo. Ma l’Italia è uno strano paese. Chi è vittima della discriminazione e osa alzare la voce, diventa soltanto un paranoico ossessionato dall’idea di essere continuamente perseguitato a causa della propria diversità, diventa “intollerante”. 
E così avviene che l’indignazione dell’Arcigay si trasformi in un’indecente strumentalizzazione, guidata dalla paranoia dell’omofobia. Francesco Merlo su Repubblica ha scritto che: “la sessualità, rispetto a quell’atroce tragedia, è un dettaglio insignificante, come essere milanisti o juventini. E dunque nessuno, e soprattutto l´Arcigay, che non lasceremo mai sola nelle sue battaglie contro le odiose discriminazioni, ha il diritto di strumentalizzare la dimensione intima e privata dello steward italiano morto insieme ad un amico, al proprio figlio di tre anni e ad altre 150 persone”; imputando, inoltre, all’Arcigay di pretendere che solo per Riso ed il suo compagno “la completezza dell´informazione frughi tra le lenzuola, e che la loro pulsione d´amore, che vale quanto tutte le altre pulsioni d´amore, sia sbandierata come una militanza”.

Come se la stampa italiana non si soffermasse, abitualmente e morbosamente, sui dettagli più privati della vita delle persone che, per i motivi più diversi, si ritrovano al centro della cronaca. Se lo steward si fosse trovato su quell’aereo con una donna, nessuno avrebbe esitato nel definirla la sua “compagna”. Spiare dal buco della serratura per conoscere i particolari più intimi della vita di Domenico Riso, non interessa a nessuno, men che meno all’Arcigay. Ma Domenico e Pierrick non erano amici. Non erano coinquilini. Erano compagni. Che cosa c’è di indecente, volgare e indelicato nel riportarlo? Erano compagni. E’ così difficile dirlo?

La Redazione.

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