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E il nucleare torna a corteggiare l’Italia

Notizia del 19/06/2008

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Dal lontano 1987 ci si era liberati dell’incubo Chernobil. Ma ora il governo ripropone la fissione dell’atomo, e della data in cui l’intero progetto di nuclearizzazione dell’Italia dovrà essere pronto per essere approvato. Ovvero il 31 dicembre 2008, giorno in cui uno o più decreti legislativi dovranno indicare i criteri per la localizzazione dei siti (quattro), l’area di stoccaggio dei rifiuti e le relative compensazioni per le popolazioni interessate. Se la nuova ricetta energetica andasse in porto, nel 2020 il 10% dei consumi in Italia sarebbe imputabile alla risorsa nucleare, per un totale di 6mila megawatt prodotti.

Basta dare una breve occhiata alla stampa generalista, e già cominciano a delinearsi i contorni del decreto. I siti, ad esempio. I vecchi erano Latina, Trino, Garigliano e Caorso. Zone a cui sarebbe conferito il titolo di “area di interesse strategico nazionale, soggetta a speciali forme di vigilanza e protezione” e naturalmente titolari di diritto di appositi meccanismi di compensazione da erogare alle famiglie e alle imprese coinvolte.

E chi si accollerebbe l’ambito progetto? "Sono circa 6 i soggetti, tra enti, universita´ e aziende, che lavorano sul nucleare. Per questo probabilmente cercheremo di unificarli per farli lavorare insieme". Lo ha detto Angelo Alessandri, presidente della Commissione Ambiente della Camera, nell’ambito del workshop ´Enea e le tecnologie per la gestione sostenibile dei rifiuti´, che si e´ tenuto ieri 18 giugno a Roma.

Ma secondo il deputato Angelo Bonelli, dei Verdi, saranno necessari almeno 5 miliardi di euro per realizzare ognuna delle centrali.
Sono ancora i Verdi, in prima fila contro la manovra energetica, a lanciare sul piatto della bilancia la questione uranio, le cui scorte finirebbero nei prossimi 30-40, costringendo l’Italia a fronteggiare contemporaneamente caro-petrolio e caro-uranio.
In tutto questo il Ministero dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha colto la palla al balzo, sfruttando l’input lanciato dal governo come volano di un generale programma di riqualificazione energetico-ambientale. La Prestigiacomo, nel respingere fermamente il c.d. “localismo dei no”, ha presentato a nome del suo dicastero un ampio piano, secondo cui l’obiettivo di produzione sarebbe, per il medio periodo, la soglia del 25% dei consumi energetici. Nella sua relazione anche un piano rifiuti, la lotta al gas serra, una strategia nazionale per regolamentare la biodiversità, “un quartiere ecologico” urbano, ed un meccanismo di imposte-sanzioni per ovviare agli ecodanni.

La manovra ha suscitato com’era prevedibile le ire dei fronti opposti, le accanite onlus ambientali in primis. La regina Greenpeace, che non sbaglia mai sul fronte della comunicazione ambientale, ha “vandalizzato” virtualmente i principali monumenti di Roma, attraverso un potentissimo videoproiettore. “L’ obiettivo delle speciali cartoline è ricordare al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e al ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che investire nel nucleare oggi sarebbe una follia.”

I problemi esibiti da Greenpeace, in quattro punti-fulcro sono gli stessi di vent’anni fa:
1) Dopo sessant’anni di ricerca la gestione delle scorie nel lungo periodo rimane ancora un problema irrisolto;
2) Il costo e la scarsità della risorsa uranio;
3) Il nucleare ci renderà energeticamente dipendenti dall’estero: l’Italia dipenderà da quei Paesi che hanno l’uranio e detengono i brevetti delle centrali di terza generazione;
4) le centrali nucleari sono un obiettivo sensibile per attentati terroristici.                                            
Secondo Giuseppe Onufrio, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia “I casi sono due: o avviamo adesso una vera rivoluzione energetica, basata su efficienza e rinnovabili, oppure le future generazioni non conosceranno il Pianeta cosi com’è oggi”.                                   E,vista la situazione, “se non lo può fare come Premier, lo faccia almeno come nonno!”

La Redazione.

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