Comprare sfuso, un po’ per volta, solo le quantità desiderate. La nuova tendenza dei grandi supermercati è creare zone discount dove il cliente può servirsi da sé di cereali, legumi, pasta, riso, caffè, spezie, ma anche caramelle, detersivi, vino, grazie a pratici distributori trasparenti azionati a leva. Ecco allora gli italiani a fare la spesa come i loro nonni, come al mercato o dall’alimentari sotto casa. Un sistema per risparmiare risorse ambientali e rendere più lieve il costo della spesa quotidiana delle famiglie.
Con gli anni il consumatore italiano è diventato più attento, alla qualità ma soprattutto al portafoglio. Non si fa più sedurre solo dalle marche e punta ad una spesa intelligente. Con i prodotti sfusi il vantaggio economico è indubbio, soprattutto per i single e gli anziani, che non hanno bisogno di confezioni formato-famiglia e quantità che rischiano di non consumare prima della scadenza.
Grazie ai dispencer a leva l’acquirente può scegliere quanto riempire le proprie bottiglie o i sacchetti e paga in base al peso. Ed inoltre le grandi catene distributive si fanno garanti della merce anche se non è del brand famoso o pubblicizzato, assicurandone la genuinità e la freschezza. Da uno studio condotto da Altroconsumo su 28 campioni di pasta tra leader del mercato, marchi commerciali, regionali e produttori storici è emerso che la qualità dei prodotti discount risulta eccellente e le differenze con le grandi marche sono minime, talvolta inesistenti.
A fare la differenza è il prezzo: il costo dei prodotti con il marchio del supermercato è cresciuto del 26% (raggiungendo 1,66 euro al chilo), contro un aumento del 6% dei prodotti “primo prezzo”, venduti nei distributori. Si calcola che ogni italiano consuma in media 28 chili di pasta all’anno, quindi il risparmio può raggiungere i 50 euro annui.
Ecologisti e attenti al portafoglio: ecco la fotografia dei consumatori italiani
Non è solo dovuta alla recessione economica, la propensione a cambiare comportamenti d’acquisto è mossa anche dall’accresciuta sensibilità verso i problemi legati all´ambiente.
Si vende e si acquista “alla spina”, usando contenitori biodegradabili o riciclabili, senza confezioni colorate, etichette e coperture in plastica, che vanno ad alimentare i 31 milioni di tonnellate di spazzatura che ogni anno l´Italia produce, di cui ben 12 sono solo di imballaggi, con un aumento del 25% registrato rispetto al 1996. Scatole, flaconi, pacchetti, bottiglie, cartoni, polistirolo, nella pattumiera occupano il 50% del volume, rappresentano il 30% del peso dei rifiuti prodotti in Italia e incidono anche del 60% sui costi del prodotto.
La riduzione della quantità complessiva di rifiuti è la nuova frontiera nel campo delle azioni di salvaguardia dell´ambiente.
Il progetto pilota è partito dal Piemonte, con la realizzazione di aree self service per i detersivi. E i risultati già si vedono: ha fatto risparmiare nella sola regione più di centomila flaconi, vale a dire 6,11 tonnellate di plastica per le confezioni e 3,41 tonnellate di cartone per l´imballaggio. Seguendo l’iniziativa, sette comuni dell’hinterland milanese incentivano il riutilizzo dei contenitori con le “case dell’acqua”: impianti di distribuzione gratuita, situati in parchi e giardini, di acqua liscia o gassata, severamente controllata. E il successo è dimostrato dall’affluenza: vengono erogati circa 17mila litri al giorno, con un risparmio annuo di oltre quattro milioni di bottiglie di plastica. Ogni tonnellata di rifiuti in discarica emette 1,71 tonnellate di anidride carbonica, e ogni tonnellata incenerita ne emette 0,95. Un esempio: i 100mila metri cubi in meno prodotti dal Piemonte, grazie all’Ecospesa, nelle discariche nel 2005 corrispondono alla massa di un palazzo di 80 piani.
In rapido sviluppo è anche il mutare delle abitudini d’acquisto del latte: molti allevatori vendono il latte fresco direttamente dalla produzione attraverso comodi distributori automatici. In Italia sono 600, 360 solo in Lombardia, ispirati a quelli esistenti in Svizzera e Austria, posti all´esterno delle imprese agricole, ma anche davanti ai supermercati e vendono dai 70 ai 200 litri al giorno.
Le aziende agricole sono in crisi e i prezzi troppo alti: nel 1995 un litro veniva pagato alla stalla 36 centesimi e rivenduto a 98, oggi nei negozi e nei supermercati il latte arriva a costare anche 1,60 euro al litro, quattro volte il prezzo con cui viene acquistato dagli allevatori (43 centesimi).
Coldiretti ha intrapreso una campagna di sensibilizzazione per invitare i consumatori a fare la spesa in modo intelligente e responsabile: il prodotto fresco e controllato acquistato ai distributori self-service nelle “casette del latte”, saltando alcuni passaggi della filiera tradizionale, viene venduto ad 1 euro al litro, con un notevole risparmio rispetto agli scaffali del supermercato, assicura pari qualità e garantisce un giusto guadagno ai produttori.
Un’iniziativa che sta avendo grande eco sia per gli indubbi vantaggi per i consumatori, sia per l’aspetto etico e solidale che attribuisce al “fare la spesa” il valore aggiunto della consapevolezza e della responsabilità delle scelte di consumo.
La Redazione.
Pubblica un commento testuale. Verificheremo l'idoneità del contenuto e provvederemo alla pubblicazione entro 24 ore.
Non sono presenti commenti per questa notizia.