Dopo gli ennesimi casi di violenze sessuali che si sono verificati negli ultimi giorni, sarebbe bene innanzitutto riflettere sulle cause scatenanti di tali spiacevoli episodi, in modo da trovare una soluzione che possa impedire che accadano di nuovo. Sviluppare una sana educazione sessuale a partire dalla scuola potrebbe essere un primo passo.
Parlare di sesso non è mai facile. Figuriamoci all’interno di una scuola. Come minimo si corre il rischio di essere fraintesi e di dare adito a chissà quali congetture.
Di solito, invece di parlarne apertamente, si tende a scoprire il sesso da soli, con esperienze riservate o nella confidenza di amici e coetanei.
La ricerca scientifica ha riscoperto ed utilizzato numerose fonti, dalle quali emergono gli atteggiamenti sociali nei riguardi del sesso che vigevano in un lontano passato: ognuno aveva diritto di esprimere il proprio istinto sessuale e la corporalità veniva praticata in modi oggi dimenticati. A casa, come nei luoghi pubblici, si tendeva a dormire nudi senza la minima preoccupazione.
Ci si toccava e abbracciava apertamente, vivendo la sessualità in modo aperto, senza complessi istituzionali.
I dialoghi pubblicati nel 1522 da Erasmo da Rotterdam trattano temi e problemi che oggi difficilmente oseremmo proporre agli adolescenti, come ad esempio il significato del coito, il valore della verginità, i rapporti extraconiugali, ecc.. Come lui, anche altri scrittori e filosofi non si limitarono nel trattare gli stessi contenuti, né intesero imporre concezioni di ordine morale o etico.
Tra il XVI e il XX sec., con l’avvento dei cambiamenti economici e sociali, nuove norme di convivenza e d’igiene mutarono quasi completamente i rapporti fisici e le manifestazioni d’affetto. Si imponeva la necessità di desessualizzare ogni aspetto della vita e del corpo negando i bisogni sessuali e reprimendo i diversi stati d’animo con la “cortesia” dei modi.
A Sigmund Freud dobbiamo la riscoperta della sessualità infantile, non intesa più come un fatto solamente istintivo, ma come la somma di pulsioni ed esperienze capaci di influire sulla formazione della personalità del giovane. Da allora, accanto alla funzione procreativa, si è riconosciuta alla sessualità una funzione liberatrice e di sfogo, assegnandole in tal modo un valore sociale integrativo della cultura.
Oggi l’organizzazione scolastica non può certo ricalcare gli schemi utilizzati da culture primitive, né coltivare i bisogni sessuali. Come può la scuola contribuire allo sviluppo di una sana educazione sessuale ed indirizzarla verso i fini istituzionali della società di cui siamo tutti parte integrante?
Da troppi anni in Parlamento si discute sull’introduzione dell’educazione sessuale a scuola, non come materia autonoma, ma come contenuto interdisciplinare da svolgere con la collaborazione dei genitori e con l’intervento di esperti come psicologi, sociologi, ecc.
In Germania ciò avviene dal 1977, interessando le scuole elementari per quanto riguarda il punto di vista biologico e sociale, arrivando a parlare di violenze sessuali e prostituzione ai ragazzi con età compresa tra i 12 e 15 anni. In Gran Bretagna tali argomenti vengono trattati solo alle superiori ma i genitori possono esonerare i figli dal seguirli. In Francia l’educazione sessuale viene insegnata dal 1995 ed è trattata come materia specifica.
In ogni caso, la materia dovrebbe essere in grado di fornire risposte scientifiche, curare l’educazione ai sentimenti e aiutare a comprendere meglio la propria corporeità così da contribuire efficacemente alla formazione del giovane.
La Redazione.
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