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Funny Games.

Notizia del 26/07/2008

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Remake dell’omonimo “Funny Games” del 1997, con la regia dello stesso Michael Haneke, questa nuova versione ripropone la vecchia carica violenta e non sense del predecessore. Protagonisti sono due giovani, interpretati da Brady Corbet e dal bravissimo Michael Pitt, che amano chiamarsi fra di loro Tom e Jerry: due antitesi al servizio del male. La loro divergenza e opposizione è sottolineata anche dal taglio di capelli che portano: uno con la divisa sulla destra , mentre l’altro sulla sinistra.

I due giovani prendono in ostaggio una famiglia appena arrivata sul luogo, in riva ad un lago, per trascorrere le vacanze. Entra così in scena “un gioco”, come lo chiamano i ragazzi, di violenza e sopraffazione psicologica. I due finiranno per uccidere i tre membri della famiglia, senza nessuna esitazione e con un sarcasmo che mette i brividi.
L’intenzione del regista è quella di mostrare la facile, banale e leggera violenza del mondo che oggi ci circonda: leggera come qualcosa che non avrà peso ne ripercussioni sui giovani protagonisti, proprio come un passatempo, un gioco appunto; non è un caso che uno dei due (Pitt) risponda alla domanda di una vittima “perché ci fate questo?” con un semplice “perché ci annoiamo”. Sembra quasi di rivedere la generazione dei giovani di oggi che, privi di stimoli ed entusiasmi, se li creano finendo per raggiungere l’esagerazione.
Il gioco di Haneke è quello di frustrare lo spettatore pagante, inerme ed impotente di fronte alle immagini che scorrono; per sottolineare questo stadio d’immutabilità della situazione, di crescente violenza che non può essere arrestata, il regista, dopo che uno dei due delinquenti viene ucciso, riporta la pellicola indietro riscrivendo così le sorti della trama e della vita del giovane.
Interessanti sono anche i rivolgimenti diretti al pubblico, che ogni tanto l’attore Pitt fa per accentuare il nostro stato di spettatori: complici ed impotenti.
Il film i chiude con una spirale di violenza che si riapre immediatamente su un’altra famiglia.
È innegabile l’influenza di “Arancia Meccanica” di Kubrick, in un film come questo dalle tinte forti, dove i protagonisti ricordano, sia nell’aspetto angelico sia nel modo di vestire, i drughi kubrickiani.
Un film dunque disturbato e disturbante che ci ricorda, come se ce ne fosse bisogno, in che Mondo viviamo. 

Voto: 8/10

Regia di Machael Haneke, con Naomi Watts, Michael Pitt, Tim Roth, Devon Gearheart, Brady Corbet.

Genere: drammatico.
Durata: 111 minuti.

La Redazione.

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