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Gioco macabro a Milano. Riflessioni sulla pena di morte

Notizia del 24/08/2008

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Purtroppo in ogni società, un certo numero di individui non si adatta a seguire le regole morali e civili. Molto spesso l’abbaglio di facili guadagni nasconde la riflessione e la moderatezza. Queste le considerazioni relative alla notizia pubblicata poco tempo fa sui giornali, relativa all’installazione di una nuova giostra in un Luna park di Milano.

Niente di eccepibile, si potrebbe dire, il Luna park è il luogo di divertimento privilegiato da bambini ed adulti. Ma il vero scandalo non è questo. E’ che questa nuova giostra  permette con il costo di un euro di vedere un fantoccio con sembianze umane finire arrostito, su una simbolica sedia elettrica. Questa notizia che sembra insignificante, riporta all’idea della pena di morte, sollevando i vari opinionisti sulla diatriba del comportamento di uno Stato democratico di fronte ai reati gravi.

In Italia la criminalità si è sviluppata maggiormente con il procedere del benessere economico e le profonde trasformazioni sociali verificatesi dopo il 1945, quando lo spopolamento delle campagne favorì la ghettizzazione urbana e la rivolta sociale degli emarginati. Anche la disoccupazione unitamene ai fatti violenti diffusi dai mass media, ha provocato crisi morali, ideologiche e politiche e una sfiducia nello Stato e nelle sue istituzioni.

Tutto ciò  naturalmente è pura informazione e non riduce la responsabilità di chi sceglie la via della violenza, personale ed organizzata, qualunque essa sia. L’opinione pubblica però è divisa sulle misure di contenimento: dalla sedia elettrica, all’iniezione letale, all’impiccagione o all’esalazione di gas venefici, alla fucilazione, ogni mezzo è buono, per alcuni, per stroncare all’origine il diffondersi della criminalità.

Ma tutte le problematiche legate alla violenza non possono davvero  risolversi con l’inasprimento delle pene, né tantomeno con l’inserimento della pena di morte. I contrari alla pena capitale, asseriscono giustamente che compito di uno stato civile è quello di prevenire o di recuperare socialmente chi ha sbagliato, e non di punire, poiché punire con la morte significa commettere un omicidio legalizzato, che in fondo corrisponde ad un ritorno medioevale della “legge del taglione”, indegno di un popolo democratico e civile.
Diversi sono gli Stati dove la pena è ancora in vigore, ma dove non si sono registrate flessioni sui reati, anzi addirittura una recrudescenza.

I dati di Amnesty International:
• in 68 stati al mondo la pena di morte è ancora prevista dal codice penale ed utilizzata 
• 89 stati l´hanno abolita completamente
• in 10 stati è in vigore ma solo limitatamente a reati commessi in situazioni eccezionali (ad esempio in tempo di guerra) 
• 30 stati mantengono la pena di morte anche per reati comuni ma di fatto non ne hanno fatto uso per almeno 10 anni 

In Italia la pena di morte venne abolita con la nuova Costituzione nel 1948. Del resto il nostro paese dimostra di nutrire ancora fiducia nell’uomo e nel suo recupero sociale ed individuale. E l’accortezza delle autorità per la giostra di Milano che simulava la morte in diretta, ha confermato che viviamo in un paese, ferreo contro la delinquenza, ma dove la vita umana conta ancora qualcosa. Per fortuna.

La Redazione.

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