Una piccola rinuncia personale. È solo questo che gli animalisti chiedono al Pontefice. Una piccola rinuncia che però potrebbe rappresentare un segnale importante per la tutela degli animali e dell’ambiente.
Il 21 luglio scorso l’Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente) ha lanciato una petizione on line per chiedere a Papa Benedetto XVI di rinunciare alla stola con l’ermellino. Le firme finora raccolte sul sito firmiamo sono oltre 2570. L’obiettivo dell’associazione è quello di arrivare a contarne almeno 10.000 entro la fine del mese di settembre e di inviare l’appello firmato al Santo Padre.
Lorenzo Croce, presidente nazionale dell’Aidaa, è convinto della bontà e delle buone possibilità di riuscita dell’iniziativa. “Vogliamo chiedere a papa Benedetto XVI di rinunciare alla stola di ermellino e vogliamo che a farlo siano in tanti, davvero tanti, e non solo animalisti, ma tutti coloro che credono che oggi sia indispensabile una grande mobilitazione per ricordare a tutti che gli animali sono esseri senzienti e che soffrono, hanno paura quando vengono ammazzati e portati al macello”.
Agli ideatori della proposta, preme sottolineare che non si tratta né di una provocazione né di un attacco alle tradizioni religiose, ma soltanto di un “messaggio di amore e di pace a colui che per milioni di persone è messaggero di pace e amore”.
In una lettera aperta, il presidente dell’Aidaa si è rivolto al Pontefice: “Conosciamo la sua sensibilità verso le tematiche ambientali e la tutela della natura e degli animali, ora ci piacerebbe vedere un gesto concreto che indichi la strada del rispetto e dell’amore anche per gli animali creature di Dio, evitando che le stesse vengano massacrate per farne delle stole di pelliccia delle quali si può facilmente e serenamente fare a meno”.
L’intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera dal cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, però, non lascia ben sperare. “Non ci sono battaglie più importanti da fare?”, è stata questa l’ironica (nelle intenzioni) e irritante (nei fatti) risposta del cardinale, arciprete della Basilica di San Paolo e cultore di araldica ecclesiastica. L’alto prelato, intravedendo nella battaglia degli animalisti soltanto la chimera di un rapporto uomo-animale non ancora realizzabile, prosegue poi, chiedendosi: “Se la sentirebbero questi signori di rinunciare a mangiare carne e pesce?”, dimenticando gli oltre cinque milioni di italiani che hanno deciso di adottare una dieta e uno stile di vita vegetariani.
D’altronde, non ci si deve stupire davanti a simili dichiarazioni. La posizione della Chiesa Cattolica nei confronti degli animali è sempre stata piuttosto ambigua, nella maggior parte dei casi, indifferente. Nel 1999 i Gesuiti (la più alta espressione culturale della Chiesa), in un editoriale pubblicato sulla rivista “Civiltà Cattolica” definivano inaccettabile la parità di diritti fra uomini e animali, poiché solo le persone hanno dignità e quindi: “Non si può mettere l’uomo sullo steso piano delle bestie, perché la fede cristiana afferma che l’uomo porta impresso nella sua natura il segno di Dio che è lo spirito”. Non molto diversa è stata la reazione delle gerarchie ecclesiastiche nel giugno scorso, quando il parlamento spagnolo ha approvato una risoluzione, destinata a diventare legge nazionale, che riconosce parte dei diritti degli esseri umani anche ai primati.
Ad ogni modo, rimane la speranza che, visto il grande successo ottenuto dalla petizione dell’Aidaa, il Pontefice stupisca i più scettici e abbandoni la tradizione della stola di pelliccia, introdotta da Sisto VI, nel XV secolo. La rinuncia alla mozzetta e al camauro orlati di ermellino, sarebbe un importante gesto simbolico, “un atto di carità”, da parte di un Papa che certamente non gode di una grande popolarità tra i non cattolici.
La Redazione.
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