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Importante sentenza a Bologna: bambina affidata anche al papà gay

Notizia del 24/07/2008

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Una sentenza rivoluzionaria è stata emessa dal tribunale di Bologna che ha deciso l’affidamento condiviso di una bambina di dieci anni ad una coppia separata nella quale il padre è dichiaratamente omosessuale. Rita Rossi, l’avvocato che ha tutelato i diritti del padre, ha spiegato che si tratta di uno dei primi provvedimenti del genere in Italia.

La separazione tra moglie e marito era avvenuta dopo otto anni di matrimonio, perchè l’uomo, dopo aver preso coscienza della sua reale inclinazione sessuale ne aveva informato la consorte.
In un primo momento, subito dopo la separazione, la bambina era stata affidata alla madre, con la facoltà per il padre di vederla quando lo desiderava, dopo aver ottenuto il consenso della madre.
La donna, però, avrebbe cominciato a creare continui ostacoli all’ex marito, consentendogli di vedere la bambina sempre più raramente. Di qui la decisione dell’uomo di ricorrere in tribunale, chiedendo l’affidamento condiviso, come previsto dalla legge 54 del 2006. Tale legge stabilisce che l’affidamento ad entrambe i genitori deve essere la regola, mentre l’eccezione deve essere rappresentata dall’affido esclusivo, decisione cui il giudice può arrivare solo nell’interesse del minore.

La donna si era detta contraria all’affidamento condiviso sostenendo l’inadeguatezza del padre nel prendersi cura della figlia e nel rispondere alle sue esigenze. In particolare, la madre si era opposta alla richiesta dell’ex marito di trascorrere, durante l’estate, una settimana di vacanza con la figlia, in Grecia sull’isola di Samos. La mamma, preoccupata che la bambina potesse intuire l’orientamento sessuale del padre, di cui non è ancora a conoscenza, aveva posto il veto alla vacanza nella convinzione che l’isola greca sia una meta turistica frequentata da omosessuali.
L’uomo ha risposto alle asserzioni dell’ex moglie dichiarandosi perfettamente in grado di accudire alla bambina, facendo notare inoltre che la destinazione estiva da lui scelta per la vacanza era un villaggio per famiglie.

La disputa legale è terminata con la decisione del Tribunale di Bologna di affidare la bambina ad entrambe i genitori.
I giudici nella loro disposizione, pur mantenendo la residenza della piccola nella casa materna, hanno fissato dei tempi precisi in il padre potrà frequentare la figlia. Tra l’altro è previsto un week end a settimane alterne e poi, dal 2009, tre settimane durante l’estate, sei giorni nel periodo natalizio e tre per la settimana di Pasqua.
I magistrati hanno deciso per un affidamento condiviso della piccola, giudicando come “del tutto indimostrate le affermazioni della madre circa la presunta inadeguatezza del padre, dichiarando che "Il semplice fatto che uno dei genitori sia omosessuale non giustifica - e non consente di motivare - la scelta restrittiva dell’affidamento esclusivo". In questo senso i giudici hanno concesso al padre di portare la bambina in vacanza sull’isola di Samos.

I giudici si sono poi soffermati sulla questione relativa ai modi e ai tempi da seguire per affrontare il tema dell’omosessualità paterna di cui la bambina non è a conoscenza. “Sarà cura di entrambi i genitori quella di attivarsi con l’ausilio di esperti che godano della loro fiducia", si legge nella sentenza.

Con questo provvedimento i giudici del Tribunale di Bologna, hanno stabilito, ciò che molti sapevano da tempo, vale a dire che le tendenze sessuali non pregiudicano l’essere dei buoni genitori, e che, compito dei magistrati, è valutare i comportamenti e non le inclinazioni sessuali.

Naturalmente, questa decisione è stata accolta molto positivamente dalle associazioni gay. Secondo Aurelio Mancuso, presidente dell’Arcigay, questa decisione "si prefigura come un altro segno di civiltà giuridica, in un paese dove è solo la politica che non fa il suo dovere".  “Questa sentenza rafforza l’idea condivisa in tutta l’Europa e l’Occidente avanzati che le e gli omosessuali sono buoni genitori e hanno gli stessi diritti di quelli eterosessuali".

Siamo nel 2008 e ci ritroviamo a festeggiare per una sentenza che sancisce quanto di più naturale possa esistere, il diritto di un genitore di trascorrere del tempo con la propria figlia, indipendentemente dalle sue scelte private, mentre in molti altri Paesi, vicini a noi per storia e cultura, la legislazione in questo campo è molto più avanzata e permissiva. Ma forse è meglio non lamentarsi, dopotutto fare un piccolo passo in avanti, è meglio che restare fermi.

La Redazione.

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