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Italia: fanalino di coda nell’economia mondiale. Tranquilli, non è una news

Notizia del 25/04/2008

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L’ultima ricerca dell’Ocse, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, dipinge un triste quadro per l’economia nostrana, alimentando peraltro un allarmismo che già non fa più notizia. 

Secondo il Factbook 2008, studio annuale effettuato dall’Ocse sull’economia globale, tra i paesi industrializzati a livello mondiale, l’Italia è all’ultimo posto nell’indice della produttività del lavoro. Inoltre l’incremento di questo importante valore macroeconomico è stato in media inferiore allo 0,5 %, e quindi praticamente nullo nel periodo 2000-2006.

Ma è nel confronto tra i dati che le statistiche rivelano la loro reale portata.
Ed i dati parlano chiaro. La crescita media dei paesi Ocse ( 30 paesi tra i più industrializzati) è di +1,4%, quella europea è di +1,7%. E per di più ci troveremo presto a competere con paesi come la Repubblica Slovacca e la Corea, i quali slittano vertiginosamente verso l’alto raggiungendo valori da capogiro: rispettivamente +5,2% e +3,4%.

Se consideriamo inoltre la cosiddetta “produttività multifattoriale”, un indice ponderato attraverso l’inclusione di fattori quali l’innovazione tecnologica e l’organizzazione aziendale, l’Italia risulta in piena contrazione.
Il famigerato factbook denuncia infatti in questo caso una flessione media di -0,5% durante il solito intervallo temporale 2001-2006.
Ma il peggio deve ancora arrivare. Il paese è scivolato al ventesimo posto se
si considera il Pil pro capite, detiene il secondo maggior debito pubblico del mondo ed è ultima per crescita del Pil negli ultimi anni tra i 30 paesi più industrializzati. Il gap tra fasce alte e basse della popolazione è inoltre aumentato, incrementando il livello di disuguaglianza. 

E ancora: bassa crescita demografica (+0,08% nel 2006), basso indice di  fertilità (1,34), basso tasso di occupazione delle donne (46%), elevato numero degli anziani e bamboccioni a go-go (l’Italia in questo è seconda solo alla Turchia con il 10,9% dei ragazzi e l´11,4% delle ragazze tra i 15 e i 19 anni che non vanno né a scuola, né lavorano).

Insomma, se è vero che nei modi di dire c’è sempre un fondo di verità, allora la speranza italiana sarà sicuramente l’ultima a morire. E siccome è appena nato un nuovo “nuovo governo”, ci sentiremo di pronosticare che comunque vada sarà un successo.

La Redazione

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