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L’Ocse fa terzo grado al mercato del lavoro

Notizia del 03/07/2008

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Secondo il quadro generale tracciato dall’Ocse sul mercato del lavoro in Europa e nel Mondo, l’Italia non se la passa tanto bene.
Sapevamo già che il nostro potere d’acquisto fosse collassato, ma non pensavamo di essere preceduti da tutti, tranne ( e non è un vanto ) che da Messico e Turchia. Un italiano infatti guadagna mediamente 31.995 dollari l’anno, mentre la media dei paesi Ocse è di 39.743 dollari.

Sapevamo già di lavorare come degli stakanovisti incalliti, ma non avremmo mai creduto di riuscire ad accumulare un monte di ore-lavoro, pari a 1.824 ore, inferiore solo a quello della Repubblica Ceca, dell’Ungheria e della Polonia.

Per le donne, poi, i dati si affossano ancora di più. Essere donna in Italia significa avere sia un’inferiore possibilità di lavorare che di essere adeguatamente retribuita.
Pensate che le laureate arrivano a guadagnare in media il 22% in meno di un uomo, ruolo e funzione alla pari. E’ considerevole, inoltre, l’impiego dei contratti a termine per il sesso debole, i cosiddetti co.co.pro.
Mentre gli uomini regolarizzati con un contratto a termine sono il 9%, le donne italiane tra i 25 e i 54 anni “co.co.pro.izzate” raggiungono il 15%. Ma cosa significa questa sigla vagamente “gallinacea”?

Il contratto di collaborazione a progetto, è stato introdotto dalla Legge Biagi in sostituzione di un altro contratto dal nome ridicolo, il vecchio co.co.co. (certo che non è stato proprio un salto di qualità).
Il nuovo tipo di contratto a termine dovrebbe infatti costringere il datore di lavoro a riconoscere al lavoratore lo status di “collaboratore autonomo”. Cosa cambia? Niente.

Il poveraccio smette di essere un dipendente sottopagato e precario per entrare nel club (davvero gettonato) dei “collaboratori a progetto” sottopagati e precari.
In merito all’occupazione il mercato pare invece in recupero, all’interno di un quadro Ocse alquanto deprimente.
Negli ultimi anni, come da rapporto, “l’Italia ha conseguito considerevoli miglioramenti” sul fronte della disoccupazione, calata ai minimi dal 1981.
Il 2007 ha visto la disoccupazione scendere fino al 6,1%, un punto più in basso della media di Eurolandia e un punto più in alto della media Ocse.

Insomma, non esultiamo, ma non ci lamentiamo neanche.
Dati alla mano, non ci stupiamo affatto dei risultati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Econimico sui crescenti disturbi  legati al mondo del lavoro.
Come detta il rapporto “ stress, insonnia e disturbi dell’ansia sono aumentati di 3,2 punti percentuali rispetto ai livelli della metà degli anni novanta.” Speriamo che crescano ancora… avremmo una scusa per prendere malattia.

Scritta da: Maria Eleonora Pisu

La Redazione

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