La tormentata legge regionale n.4 del 2006, meglio conosciuta come tassa sul lusso viene dichiarata incostituzionale dalla sentenza n. 102 della Corte Costituzionale. La sentenza, depositata in cancelleria il 15 aprile scorso e redatta dal giudice Franco Gallo, sottolinea l’incongruenza del prelievo fiscale con gli articoli 3 e 53 della Costituzione italiana, determinando infatti “un’ingiustificata disparità di trattamento” tra il popolo sardo ed i restanti cittadini dell’Unione europea non fiscalmente domiciliati in Sardegna.
Il tributo infatti colpisce i proprietari di case non adibite ad abitazione principale situate a meno di 3 Km dalla costa, ma esclude dal raggio di tassazione i possidenti residenti nell’isola.
Inoltre, secondo i giudici costituzionali, la legge regionale sarebbe in contrasto con il principio generale secondo cui ogni imposta deve avere un presupposto autonomo “dovendo colpire materie tassabili diverse”. La tassa in discussioni invece colpisce una materia già tassata dallo Stato, nello specifico con l´art. 67, creando una disarmonia tra il sistema fiscale statale e quello regionale.
Rimangono invece aperte le diatribe sull’imposta di soggiorno e l’imposta sullo scalo turistico degli aereomobili e le unità da diporto.
E mentre in tanti ancora si chiedono ancora “ma chi l’ha sciolto?” il popolo sardo già si attiva per il recupero dei rimborsi ( vedi Anna Massone e la sua O.N.L.U.S. su www.vogliovivere.it), mentre si attendono nuove polemiche in stile gossipparo a chiudere il cerchio mediatico. Chissà se Briatore replicherà l’acclamata “protesta” messa in atto agli esordi della contestazione, vale a dire una festa danzante al Billionaire.
Beh, basta dirlo, in quel caso protesteremo tutti.
La Redazione.
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