La Chiesa apre al testamento biologico. E lo fa a modo suo: dettando le regole.
Il cardinale Angelo Bagnasco, nella sua prolusione davanti al Consiglio permanente della Cei, riunitosi lunedì a Roma e che proseguirà fino a giovedì, ha invitato il Parlamento italiano a mettere in discussione una legge sulla regolamentazione del “fine vita”, manifestando, in tal senso, e per la prima volta in maniera tanto esplicita, la disponibilità delle gerarchie vaticane.
Il testamento biologico, non è altro che l’espressione della volontà della persona, fornita in condizioni di lucidità mentale, in merito alle terapie che intende e non intende accettare nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nell’impossibilità di esprimere il volere. Vale a dire il diritto di acconsentire o meno alle cure proposte in caso di malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti, malattie che costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione.
In Italia la legge sul testamento biologico è ormai ferma da anni e, trattandosi di un tema eticamente sensibile, scatena discussioni di carattere morale e religioso. Nel resto d’Europa, invece, molti paesi riconoscono valore legale alle cosiddette “dichiarazioni anticipate”; con modalità differenti, Stati come la Danimarca, la Germania, l’Olanda (il primo paese europeo ad aver riconosciuto legalmente il diritto all’eutanasia), la Francia, la Spagna e il Belgio, ammettono il testamento biologico nelle rispettive legislazioni.
Il Presidente della Cei, ne ha parlato in riferimento al caso Englaro, la giovane donna in stato vegetativo permanente da sedici anni, in seguito ad un grave incidente stradale occorsole nel 1992. La vicenda di Eluana e la battaglia che suo padre sta portando avanti da anni, ha caratterizzato la discussione politica e non solo, in questi ultimi mesi. Dopo la sentenza della Corte d’Appello di Milano che, nel luglio scorso aveva autorizzato l’interruzione del trattamento di “sostegno vitale artificiale”, come richiesto dal padre e tutore di Eluana secondo le volontà da lei espresse prima del coma, le polemiche sulla legittimità della decisione dei giudici e le (opinabili) iniziative delle associazioni cattoliche e dei difensori della vita ad oltranza, avevano preso il sopravvento sulla necessità inderogabile di una legge sul “trattamento di fine vita”.
Il cardinal Bagnasco ha, dunque, riconosciuto l’esigenza e l’inevitabilità di un intervento legislativo da parte del Parlamento. Ma, quando parla il Presidente della Cei c’è sempre un ma, Bagnasco ha fissato dei rigidissimi paletti entro cui i politici italiani dovranno muoversi; Bagnasco ha chiarito che l’eventuale legge sul testamento biologico (mai espressamente nominato), non dovrà, in alcun modo, legittimare o favorire “forme mascherate di eutanasia” e di "abbandono terapeutico", ed ha espressamente vietato che nel provvedimento venga inclusa l´interruzione di idratazione e alimentazione.
Sostiene il Cardinale: “Si è imposta così una riflessione nuova da parte del Parlamento nazionale, sollecitato a varare, si spera col concorso più ampio, una legge sul fine vita che, riconoscendo valore legale a dichiarazioni inequivocabili, rese in forma certa ed esplicita, dia nello stesso tempo tutte le garanzie sulla presa in carico dell’ammalato, e sul rapporto fiduciario tra lo stesso e il medico, cui è riconosciuto il compito, fuori da gabbie burocratiche, di vagliare i singoli atti concreti e decidere in scienza e coscienza.
Dichiarazioni che, in tale logica, non avranno la necessità di specificare alcunché sul piano dell’alimentazione e dell’idratazione, universalmente riconosciuti ormai come trattamenti di sostegno vitale, qualitativamente diversi dalle terapie sanitarie. Una salvaguardia indispensabile, questa, se non si vuole aprire il varco a esiti agghiaccianti anche per altri gruppi di malati non in grado di esprimere deliberatamente ciò che vogliono per se stessi.
Quel che in ultima istanza chiede ogni coscienza illuminata, pronta a riflettere al di fuori di logiche traumatizzanti indotte da casi singoli per volgersi al bene concreto generale, è che in questo delicato passaggio, mentre si evitano inutili forme di accanimento terapeutico, non vengano in alcun modo legittimate o favorite forme mascherate di eutanasia, in particolare di abbandono terapeutico, e sia invece esaltato ancora una volta quel favor vitae che a partire dalla Costituzione contraddistingue l’ordinamento italiano. La vita umana è sempre, in ogni caso, un bene inviolabile e indisponibile, che poggia sulla irriducibile dignità di ogni persona, dignità che non viene meno, quali che siano le contingenze o le menomazioni o le infermità che possono colpire nel corso di un’esistenza”.
Dunque, no all’accanimento terapeutico, ma soprattutto no alla sospensione di quelli che la Chiesa considera “trattamenti vitali” e non terapie mediche. Secondo quanto sostenuto dal Cardinal Bagnasco, in presenza di una dichiarazione anticipata di rinuncia all’alimentazione, il medico curante, dovrebbe contravvenire alla volontà, legalmente espressa del paziente?
Criteri vincolanti di questo tipo non esistono in nessun Paese nella cui legislazione sia contemplato e regolamentato il testamento biologico.
La Costituzione italiana riconosce e garantisce la libertà di cura; recita l’articolo 32: “Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.
La legge non può in alcun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Come spiegato in un’intervista al Corriere della Sera, da Ignazio Marino, noto chirurgo e senatore del Pd, firmatario di un progetto di legge sul testamento biologico, sottoscritto da 101 parlamentari, “può un diritto previsto dalla Costituzione essere negato a chi non può parlare, ma magari ha espresso in precedenza la sua volontà?”
In altre parole, con l’intervento del Cardinal Bagnasco, la Chiesa, in difficoltà sul caso Englaro, apre ad una legge sul testamento biologico, ma allo stesso tempo dimostra di essere fermamente ancorata alla concezione cattolica della vita, della sofferenza e della morte e palesa la sempre crescente volontà del Vaticano di imporre tale visione anche a chi cattolico non è.
La Redazione.
Pubblica un commento testuale. Verificheremo l'idoneità del contenuto e provvederemo alla pubblicazione entro 24 ore.
Non sono presenti commenti per questa notizia.