Ike declassato a forza 1 nella scala Saffir-Simpson.
Arrivato a Cuba con i suoi venti a 195 chilometri orari, Ike, si è lasciato dietro 47 vittime ad Haiti, devastando le isole Turks e Caicos dove, i 37 mila residenti sono riusciti a mettersi in salvo anche se l’80% delle abitazioni è andato completamente distrutto.
Ike è arrivato presso Punta Lucrecia intorno alle 22, con piogge torrenziali e onde alte alcuni metri. Persino i 13 mila turisti stranieri che si trovavano a est dell’Avana, sono stati costretti a fuggire e trovare riparo, dopo l’allerta delle autorità locali. Il fiume Bretelle ha rotto gli argini causando l’allagamento della città di Cabaret.
Prima di arrivare in Florida, l’uragano perderà potenza secondo gli esperti, ma in previsione del suo arrivo, alcuni lanci spaziali sono stati spostati e il Presidente Bush ha dichiarato lo stato di calamità.
L’allarme è scattato anche per le isole Keys, che, dovrebbero essere colpite di striscio dal lato destro dell’uragano. Secondo i meteorologi del Centro nazionale degli uragani di Miami, Ike colpirà un’area compresa tra il Texas e la Louisiana, e suddetta zona, è già stata toccata da Gustav che ha provocato innumerevoli danni.
A causa di questo, il petrolio è risalito a 108,80 dollari al barile sul mercato di Singapore. E non si placano le polemiche riguardo le dichiarazioni del Segretario di Stato americano Rice, che ha affermato la necessità di mantenere l’embargo per quanto riguarda Cuba. Quest’ultima infatti, ha chiesto che venisse revocato a causa dei danni provocati da Ike, tra le cui vittime, nella sola capitale, ha contato numerosi bambini.
Il Presidente cubano ha rifiutato gli aiuti americani ed ha richiesto la revoca dell’embargo imposto dal 1962. La risposta degli Stati Uniti è stata: “ Non crediamo che nella situazione attuale sia una scelta saggia ”.
Bisogna rendere noto che, dall’inizio della catena di uragani, ad Haiti, il prezzo del riso è aumentato del 60% e nel contare i danni provocati da Ike, si aggiungono le vittime che stanno morendo di fame per la scarsità di cibo. Ad ogni tragedia, segue sempre un’altra tragedia che non è mai prevista dalle autorità locali.
La Redazione.
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