Il presidente Nicolas Sarkozy, si è recato ieri a Kabul, nella base Isaf di Camp Warehouse, per rendere omaggio alle salme dei dieci soldati del contingente francese che lunedì scorso hanno perso la vita in un’imboscata dei talebani in Afghanistan.
Dieci morti e ventuno feriti, questo il bilancio dei duri combattimenti di lunedì pomeriggio, la perdita più grave per i francesi dal 1983 in Libano.
Il presidente francese aveva già dovuto affrontare le critiche dell’opposizione e di gran parte dell’opinione pubblica in aprile, quando aveva annunciato il rafforzamento della presenza dei militari d’oltralpe in Afghanistan. Sebbene la maggioranza dei francesi si dichiari contraria alla missione, prima di partire per Kabul, Sarkozy ha dichiarato che, restando il dolore per la perdita subita, la posizione della Francia non cambierà. “Siamo stati colpiti duramente ma restiamo determinati nella nostra lotta contro il terrorismo per la democrazia e la libertà”, sono state queste le parole di Sarkozy, che ha ribadito la propria convinzione: “La causa è giusta”.
La Francia, che dal 6 agosto è subentrata all’Italia nel comando di Kabul, partecipa alla missione Nato in Afghanistan con circa 2600 soldati.
Secondo la versione ufficiale fornita dall’esercito e riferita dal premier François Fillon, i militari francesi, appartenenti per la maggior parte all’8° reggimento paracadutisti, al momento dell’imboscata talebana, si trovavano a 50 chilometri dalla capitale, in un’operazione di perlustrazione congiunta con i militari afgani. Stando al resoconto dei vertici militari, la maggior parte delle vittime sarebbe caduta all´inizio dell´attacco, proseguito per diverse ore, sotto i colpi dei primi tiri nemici.
La ricostruzione dei fatti riportata dalle massime autorità militari, appare però incompleta e non del tutto convincente, soprattutto alla luce delle dichiarazioni rilasciate al quotidiano Le Monde da alcuni soldati superstiti. In base al racconto dei testimoni, la morte dei dieci militari francesi, sarebbe, in parte, dovuta alla lentezza della reazione del comando e ai problemi di coordinazione fra le unità. I superstiti descrivono uno scenario infernale, l’unità di ricognizione che procedeva a piedi verso il colle sarebbe rimasta sotto il fuoco nemico per quasi quattro ore senza alcun rinforzo. “Non avevamo più munizioni per difenderci” ha riferito uno dei feriti. I sopravvissuti raccontano, tra l’altro, che molti dei soldati che hanno perso la vita, sarebbero morti nel corso del combattimento, e non all’inizio dell’attacco come riferito nella versione ufficiale.
Le Monde denuncia inoltre, che alcuni dei dieci paracadutisti francesi rimasti uccisi nell’agguato teso dai talebani, sarebbero stati colpiti dal fuoco amico dei tiri aerei della Nato, intervenuti per consentire alla pattuglia francese sotto attacco di uscire dalla trappola. Secondo le fonti del giornale francese, i colpi esplosi dagli aerei Nato avrebbero mancato il bersaglio, colpendo i soldati francesi. Lo stesso sarebbe successo con dei colpi sparati da soldati afgani, che si trovavano a valle. “C’è un tempo per la compassione e un tempo per la ricostruzione dei fatti”, ha commentato il generale Elrick Irastorza, Capo di stato maggiore dell’esercito francese, rispondendo alle accuse.
La Redazione.
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