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Lotta all’Aids: presto un censimento dei sieropositivi in Italia

Notizia del 19/08/2008

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In Italia sarà presto attivato un censimento dei sieropositivi. La notizia è arrivata da Città del Messico, a margine della Conferenza Internazionale sull’AIDS.
In base ad alcune recenti ricerche si stima che nel nostro Paese siano circa 120mila le persone sieropositive che non hanno ancora sviluppato il virus dell’Aids; i casi accertati sono soltanto 60mila, questo significa che il 50% dei sieropositivi presenti in Italia, risultano, attualmente, non identificati. 
Lo scopo del censimento, è quello di far emergere ed individuare questi 60mila casi sommersi, che sono oggi, fuori da ogni controllo. Riconoscere i sieropositivi al virus Hiv, responsabile dell’Aids, si rivelerà di grande utilità, nell’interesse dei portatori del virus, che potranno essere curati e seguiti dai centri specializzati, ma anche per la tutela di tutti gli altri, che potranno essere protetti dall’eventualità di contrarre il virus.

Sarà presto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, il provvedimento che autorizza la costituzione di un Registro per i sieropositivi in Italia, a conclusione del lavoro svolto dalla Commissione Nazionale per la Lotta all’Aids.
La necessità di giungere ad un’identificazione dei casi di sieropositività ancora sconosciuti, è oggi ancor più pressante; la preoccupazione deriva principalmente dalla difficoltà di accertare tali casi, spiega, infatti, Giampiero Carosi, infettivologo e membro della Commissione che ha elaborato il progetto: “In passato, quando i casi di sieropositività inevitabilmente finivano per trasformarsi in Aids perché mancavano le terapie, era facile calcolare il numero dei sieropositivi. Adesso, che i farmaci permettono ai pazienti di sopravvivere a lungo, è difficile risalire ai portatori del virus che non hanno ancora sviluppato la malattia”.

Per dare piena attuazione al censimento, senza andare incontro ad eventuali richiami del Garante della privacy, o alle proteste delle associazioni dei pazienti, Gianni Rezza, dell’Istituto Superiore di Sanità, ha ideato un sistema criptato, grazie al quale sarà possibile garantire l’anonimato e allo stesso tempo, la correttezza dei dati.
La prima fase del progetto, prevede la registrazione dei 60mila casi conosciuti al momento, ossia tutti quelli seguiti dai Centri Aids italiani; in un secondo tempo, si procederà alla ricerca di quel 50% di sieropositivi ad oggi sconosciuti.

Le strategie messe a punto per rendere operativa ed efficiente la raccolta dei dati necessari, sono diverse. La prima prevede di offrire il test a quelle fasce di popolazione che, abitualmente, mettono in atto comportamenti a rischio, come carcerati, immigrati, tossicodipendenti, prostitute e pazienti dei centri per le malattie sessualmente trasmesse.
La seconda ipotesi considera la possibilità di proporre il test a chi entra in contatto con le diverse strutture sanitarie. Il metodo più diffuso in Europa è quello del consenso informato, il medico consiglia il test al paziente e procede con gli esami.Seguendo il procedimento delCenter of Diseases Control di Atlanta, invece, l’esame viene eseguito, se il paziente, una volta informato dell’esistenza del test, non oppone alcun rifiuto.
 
In entrambe i casi, però, lo scoglio principale è rappresentato dai costi elevatissimi che offrire l’esame a chiunque si presenti in ospedale, comporterebbe per le strutture sanitarie. Per questo motivo è fondamentale arrivare ad una selezione mirata dei pazienti cui proporre il test, attraverso dei criteri clinici o comportamentali; il gruppo di Carosi, per uno studio effettuato nella Regione Lombardia, ha preparato ed utilizzato un questionario, con lo scopo di individuare i comportamenti più a rischio, tramite una serie di domande mirate.
 
Naturalmente, l’arma migliore per la lotta all’Aids, resta la prevenzione. La scarsa conoscenza del virus e la (purtroppo) diffusa abitudine di praticare sesso non sicuro, sono le principali cause dei nuovi contagi. L’uso del preservativo è, nonostante le numerose campagne di informazione, ancora poco diffuso, soprattutto tra i giovanissimi e le coppie sposate ( secondo un recente studio dell’Unaids, il 90% delle donne sieropositive sono state infettate dal marito).
L’illusione che l’Aids non sia più un pericolo, è sfortunatamente molto comune, nella società occidentale; l’informazione, è dunque fondamentale per invertire questa tendenza ed evitare così l’aumento di comportamenti a rischio, in modo particolare da parte delle nuove generazioni, che a causa di condotte sessuali (e non solo) sempre più disinibite, conseguenza di un’inadeguata preparazione e di una mancata consapevolezza dei rischi, diventano sempre più vulnerabili.

E’ previsto per marzo del prossimo anno a Roma, e successivamente in altre città europee, un incontro, (“Hiv Summit”), durante il quale sarà dibattuto ampiamente il tema del censimento dei sieropositivi e del ruolo imprescindibile ricoperto dalla prevenzione.

La Redazione.

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Commento postato il 19/08/2008 da "pellixx"

questa è una strada da percorere