Immaginate un gruppo di simpatiche vecchiette un po’ gobbe, con i foulard intorno alle spalle e i carrelli della spesa pronti per essere riempiti. Ora immaginatele mentre fanno la fila per acquistare il pane, il formaggio, i salumi… allegre, tranquille, soddisfatte dei prezzi e del servizio.
Accanto a loro un numero interminabile di studenti universitari altrettanto tranquilli (sarà merito dello spacco tra le lezioni?) anch’essi in fila per un panino e una bottiglietta d’acqua o una coca. Cos’è? Lo scenario di un quadro futurista? Ebbene no, succede realmente a Roma, nello spaccio della facoltà di Ingegneria della Sapienza, vicino al Colosseo. Una meta per turisti o ricconi visti i prezzi esagerati, ma non per fare la spesa. Se una cartolina raffigurante Roma costa la bellezza di 3 euro, un panino tonno e pomodoro più una coca cola ne costano solo 2.
L’ambiente è caratteristico, un ex monastero facente parte di San Pietro in Vincoli, dove all’interno è possibile ammirare il famosissimo Mosè di Michelangelo circondato da baldi giovani aspiranti ingegneri e da turisti curiosi. Ma com’è il rapporto qualità prezzo? Gli studenti si sa, sono soliti ad ingurgitare qualunque alimento abbia l’aria di essere commestibile, ma quelle donnine over 60? Quanti di voi possono vantare una clientela così stravagante dentro una facoltà universitaria? E chissà i turisti cosa penseranno…”Ma qui in Italia gli studenti si fanno ancora comprare la merenda dalle nonne?”
Il pane è sempre fresco, ed è possibile scegliere tra una vastità immensa di pizzette e panini per tutti i gusti, dalla classica rosetta con il salame al medaglione ripieno con wurstel, pomodoro, maionese e gamberetti. Al banco lavorano fissi cinque dipendenti, pronti ad incartare il panino scelto o a prepararne subito di nuovi che soddisfino i gusti della clientela.
Nelle ore di punta si trasformano in una perfetta catena di montaggio tayloristica: chi taglia, chi affetta, chi incarta, chi imbusta, chi sta alla cassa… Così, mentre davanti al banco alimentari è possibile osservare quei ragazzi affamati, più in là, sulla destra troviamo le nostre redivive nonnette intente a scegliere il detersivo giusto per la lavatrice, quello più economico per i piatti, quello di Marsiglia per i pavimenti ecc.
Un mix perfettamente shakerato nonostante la notevole differenza di età. Roberto, uno studente di ingegneria delle telecomunicazioni iscritto al terzo anno ci racconta com’è comprare il pranzo nello spaccio.
“E’ sempre tutto freschissimo e buonissimo, e ce n’è veramente per tutti i gusti. Addirittura vendono tre diversi tipi di pizzetta con le patate! Io ad esempio sono solito comprare un cazzotto con il prosciutto crudo, l’insalata e il pomodoro e una coca zero in lattina.
Se prendessi lo stesso panino e la stessa lattina al bar qui sotto spenderei come minimo cinque euro!” Perché la maggior parte degli studenti si sa, non navigano certo nell’oro, e non possono certamente permettersi di spendere cinque euro per ogni pasto consumato fuori.
Quante volte poi abbiamo visto e sentito persone anziane lamentarsi di non riuscire ad arrivare a fine mese, a causa delle pensioni ridotte? Bisogna risparmiare il più possibile e arrangiarsi come meglio si può, incominciando dalla spesa. Un bel trenta e lode ai proletari del minimarket che lo rendono possibile, e alle nostre signore in gamba che hanno trovato l’alternativa al rincaro dei prezzi. Bravi.
La Redazione.
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