Uno dei nodi da sciogliere tipicamente italiani è la gestione dei flussi d’immigrati clandestini, individui che scelgono di abbandonare una società ai margini dello sviluppo per immettersi nei margini di una società sviluppata. Partono in migliaia, appesi al filo che unisce speranza e sopravvivenza, costretti ad affrontare condizioni di viaggio che non conservano più una parvenza di dignitosa umanità. Tanti non riescono nemmeno a scorgere le coste della terra promessa, e vengono inghiottiti dai flutti. Da vent’anni a questa parte tra Mar Mediterraneo ed Oceano Atlantico verso le Canarie sono annegate 8.637 persone. Metà delle salme non sono mai state recuperate.
Perché non chiudiamo le porte? Il problema dell’italiano medio non è solo quello della gestione dell’”ospitalità” o della criminalità straniera o extracomunitaria; è anche la pietà, il senso di solidarietà, che il nostro popolo conserva nei confronti dei suoi vicini più sfortunati (oppure la richiesta di impieghi sempre più puliti da parte nostra..). E’ quello che ci porta all’attivazione di politiche che, nonostante siano etichettate con il pugno di ferro, nella sostanza dei fatti si rivelano totalmente fallimentarie.
Come stabilito da Roberto Maroni, ministro dell’Interno, durante il suo intervento in commissione Affari Costituzionali, il delicato equilibrio dei litorali italiani potrà essere affidato al braccio di ferro dell’esercito. “Nel ddl sulla sicurezza”, ha detto, “c´e´ il reato di immigrazione clandestina. Lo arricchiremo con norme contro la prostituzione e la droga”.
Venerdì scorso, 27 giugno, il premier Silvio Berlusconi ha incontrato a Sirte Muhammar Gheddafi, il leader libico, per discutere dell’ostica questione.
Secondo i due leader Italia e Libia dovranno rafforzare la cooperazione per contrastare insieme il fenomeno. In realtà non è la prima volta che l’Italia compie un simile passo. Già nel 2005 il nostro paese investì somme ingenti per riportare 5.700 persone nei rispettivi paesi di provenienza, dopo essere state respinte in Libia. Come ci spiega il Professor Fulvio Vassallo Paleologo, docente di Diritto d’asilo all’Università di Palermo, dietro a questi accordi c’è nascosta un’antica diatriba: “Gheddafi usa gli immigrati come armi di ricatto nei confronti nostri e dell’Europa. Ma non è cosa semplice rivelare gli accordi con Gheddafi. Ha cominciato D’Alema nel 1999, poi si sono applicati tutti i governi. Adesso è un groviglio a cui è difficile venire a capo. Non si devono riportare in Libia tutti gli immigrati, perché il problema non viene risolto. Occorre investire nella cooperazione con i paesi di provenienza e non con la Libia.”
Occorre, dunque, predisporre un sistema legislativo che preveda il regolare ingresso per chi viene in Italia a cercare lavoro. Perché noi, del lavoro degli immigrati, ne abbiamo proprio bisogno.
Scritto da:Maria Eleonora Pisu
La Redazione.
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