Ha vinto Obama. Ai punti. Stando ai sondaggi condotti nell’immediato post-dibattito dalle reti televisive Cnn e Cbs, il candidato democratico sarebbe uscito vincitore dal confronto con l’avversario repubblicano. Il 54% degli intervistati dalla Cnn ha preferito Obama al rivale McCain che ha convinto soltanto il 30% del campione interpellato. Il senatore dell’Illinois risulta in vantaggio anche secondo l’inchiesta effettuata dalla Cbs, il 40% contro il 26%.
Sul palco della Belmont University di Nashville, nello stato del Tennessee, i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti, Barack Obama e John McCain, si sono affrontati nel secondo (e penultimo) duello televisivo programmato nel corso della campagna elettorale che si concluderà con il voto del 4 novembre.
La formula scelta per il confronto, quella del “town hall meeting”, prevedeva quesiti posti dal pubblico presente nell’aula magna dell’università, composto da alcune decine di elettori indecisi, selezionati dalla Gallup. Inoltre ai due contendenti sono state rivolte dal moderatore Tom Brokaw, ex NBC, alcune delle tantissime domande (ben sei milioni) inviate via internet dagli spettatori da casa.
La gravissima crisi finanziaria che sta attraversando il mercato americano, ed in misura minore (per il momento) il resto del mondo, ha caratterizzato, com’era ampiamente prevedibile, la prima ora abbondante del dibattito.
La recessione, dunque, è stato il primo e il più sentito argomento su cui i candidati hanno dovuto confrontarsi. Obama, nettamente in vantaggio in tutti i sondaggi degli ultimi giorni, ha affermato, ancora una volta, che le fallite politiche economiche degli ultimi otto anni, portate avanti dall’amministrazione Bush e sostenute dal senatore McCain, sono la causa principale della più grave crisi finanziaria che abbia coinvolto gli Stati Uniti dai tempi della Grande Depressione. La “deregulation” selvaggia voluta dai repubblicani, la totale mancanza di regole, ha portato alla situazione economica attuale che preoccupa, intimorisce e fa tremare i cittadini americani. “Il paese ha bisogno di un vero mutamento di guida” ha sostenuto Obama che, illustrando il suo piano per l’economia, ha promesso che taglierà le tasse al 95% degli americani, ossia a chiunque guadagni meno di 250.000 dollari l’anno. Aiutare il ceto medio a rialzarsi è il punto fermo delle politiche economiche democratiche, perché quando cresce il ceto medio cresce tutto il paese.
Il senatore McCain, demoralizzato dai sondaggi che, impietosi registrano continui passi avanti per il rivale democratico, aveva bisogno di (stra)vincere il duello televisivo per mutare radicalmente le sorti del voto. Ma la rivoluzione auspicata dai conservatori non si è verificata.
Eppure, il colpo a sorpresa c’è stato. Il candidato repubblicano, che in passato era parso poco propenso all’adozione di misure d’emergenza in aiuto di quanti, per aver rischiato, si trovano ora schiacciati dalla crisi, ha proposto un piano da 300 milioni di dollari per consentire al governo federale di rinegoziare i mutui immobiliari, proteggendo in questo modo quei proprietari di case a rischio di pignoramento. Ha inoltre ribadito la volontà di ridurre la spesa pubblica e gli esorbitanti costi dell’apparato statale.
McCain ha tentato, nel corso dei novanta minuti del dibattito, di far passare Obama come “l’uomo delle tasse”, cercando di insinuare negli elettori il dubbio che il programma del candidato democratico comporterà un aumento delle tasse anche e soprattutto per le piccole imprese. Obama ha replicato accusando il rivale repubblicano di curare esclusivamente gli interessi delle grandi multinazionali, favorendo così l’incremento della disoccupazione e della crisi economica.
Curiosamente entrambe hanno indicato lo stesso nome, quello del miliardario (pro Obama) Warren Buffett, come possibile ministro del Tesoro, l’uomo giusto per affrontare e risolvere la crisi.
La prima ora del confronto è andata via così, senza colpi di scena, tra un “posso replicare?” ed un “no altrimenti parlo ancora io”; con i continui sali e scendi dagli sgabelli e le difficoltà del moderatore di far rispettare le regole, “i tempi signori..”
Energia, sanità e politica estera sono stati gli altri temi trattati nel corso del confronto. Barack Obama, più aggressivo dell’ultima volta, ma allo stesso tempo più disinvolto (grazie ai sondaggi) ha indicato tra le sue priorità, una nuova politica energetica assicurando agli americani l’indipendenza dal petrolio degli stati mediorientali entro dieci anni.
Ambedue i candidati si sono detti concordi sulla necessità di investire sulle energie alternative, ma anche sulle trivellazioni in loco, per rispondere alla sfida dei cambiamenti climatici e per creare nuovi posti di lavoro.
Per quanto riguarda l’annoso problema dell’assistenza sanitaria, di difficile comprensione per chi non vive negli Stati Uniti, ognuno dei due contendenti ha difeso il proprio programma.
La politica estera ha dominato l’ultima parte del dibattito: la guerra in Iraq, il problema con Iran (“inaccettabile” che riesca a dotarsi di un’arma nucleare), la crisi georgiana e i difficili rapporti con la nuova Russia, hanno offerto a McCain l’opportunità di sottolineare, nuovamente, l’inesperienza di Obama in campo internazionale.
L’anziano senatore dell’Arizona ha accusato il rivale di “non capire nulla di politica estera”; lo dimostrano, a suo dire, i suoi continui errori. Non vuole ammettere di aver sbagliato sull’impiego di nuove truppe in Iraq, così come erano errate le sue convinzioni e le sue incertezze sull’invasione della Georgia da parte della Russia. McCain imputa, inoltre ad Obama un atteggiamento eccessivamente bellicoso, in riferimento alla sua intenzione di attaccare il Pakistan.
“Questo è lo stesso tipo che cantava bomb, bomb Iran e auspicava l’annientamento della Corea del Nord”, ha replicato il senatore democratico.
Infine, sulla Russia di Putin, e sull’eventualità di una seconda guerra fredda, i due candidati hanno scongiurato uno scenario del genere, non sottovalutando, però, il problema delle future relazioni fra gli Stati Uniti e i sovietici.
Il dibattito è finito. Ha vinto “quello lì”, come lo ha chiamato un McCain inquieto e consapevole della sconfitta che stava maturando. Ha vinto Obama. A quattro settimane dal voto, in attesa del terzo ed ultimo confronto, previsto per il 15 ottobre alla Hofstra Universiy di Hempstead, a New York, il candidato democratico si gode un distacco difficilmente colmabile.
La sua strada verso la Casa Bianca pare ormai spianata; la corsa alla presidenza del Paese più potente del mondo del primo candidato afroamericano sembra inarrestabile. Però…
La Redazione.
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