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Obama e il Vaticano

Notizia del 04/12/2008

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Tutti amano Obama. La sua elezione rappresenta una straordinaria pagina di storia americana. Le speranze e le enormi aspettative di cambiamento del mondo intero sono riposte in lui.
A poche ore dalla sua elezione, i politici d’ogni singolo Stato si sono affrettati a congratularsi con il nuovo presidente eletto degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, con l’uomo che nei prossimi quattro anni cambierà il volto della società americana, o se non altro, ci proverà.

La gravissima crisi finanziaria, le guerre in Iraq e Afghanistan, i rapporti tesi con Russia ed Iran, il petrolio, le fonti di energia alternative e la ricerca: le sfide che dovrà affrontare sono tante e molto dure, ma lui, avrà l’appoggio di tutto il mondo (almeno di quello occidentale). Perché tutti amano Obama.

Ma proprio tutti? La fascinazione subita da milioni di persone, e soprattutto da noi europei, sembra non aver contagiato alcuni piccoli ma importanti angoli della Terra. 
 “Che Dio t’illumini”, aveva scritto il Pontefice Benedetto XVI all’indomani dell’eccezionale vittoria del candidato democratico; ma dopo quest’augurio, puramente di rito, l’idillio si è interrotto ancor prima di cominciare.

Non che il mancato amore tra il Vaticano e il futuro inquilino della Casa Bianca possa stupire più di tanto. Le idee del neopresidente Barack Obama in favore della libertà di scelta della donna (vedi aborto), avevano fatto sì che nelle elezioni americane, il Vaticano sostenesse, più o meno apertamente, il candidato conservatore John McCain. Il bisogno dei voti della destra religiosa e fanatica, aveva portato l’anziano senatore repubblicano alla sconsiderata scelta di Sarah Palin come sua vice e ad arroccarsi su posizioni estreme sui temi eticamente sensibili.
 
Per le gerarchie ecclesiastiche, l’allarme è scattato immediatamente. E’ bastato un accenno, da parte dello staff democratico, alla volontà del Presidente eletto di cancellare circa duecento provvedimenti targati George W. Bush, tra i quali, il divieto di finanziamento per la ricerca sulle staminali, per far vacillare le certezze delle più alte cariche vaticane.
Nell’agosto del 2001, Bush, insediatosi da pochi mesi, approvò una legge, favorevolmente accolta dalla Santa Sede, che sospendeva i finanziamenti federali alla ricerca sulle cellule staminali negli Stati Uniti, dove, oggi, la ricerca viene portata avanti grazie a finanziamenti privati.
 
Le posizioni sono piuttosto chiare e altrettanto distanti. Il Vaticano ha sempre posto il veto alla ricerca sulle staminali embrionali.  Opposto il punto di vista di Obama che, già nel corso della campagna elettorale, si è dichiarato favorevole alla ricerca sulle cellule che si ottengono dagli embrioni congelati (quelli, per intenderci, che non vengono utilizzati nelle fecondazioni artificiali).  
Il tema delle cellule staminali embrionali è particolarmente caro al Vaticano che nei giorni scorsi ha riaffermato con forza il proprio “no” incondizionato a questa linea di ricerca. Ed è un “no” che vale per tutti, anche per il neopresidente degli Stati Uniti.

La preoccupazione del Vaticano circa la posizione di Obama e la sua ventilata intenzione di rivedere la normativa riguardante i finanziamenti federali per la ricerca sulle staminali, è evidente.        

Il presidente del Pontificio consiglio per la Salute, il cardinal Javier Lozano Barragan, in occasione della presentazione della Conferenza Internazionale sul tema “La Pastorale nella cura dei Bambini malati”, che si è svolta dal 13 al 15 novembre, ha ribadito il pensiero del Vaticano: “Le cellule staminali sono veramente da considerare secondo i progressi della scienza attuali. Gli scienziati lo dicono chiaramente fino adesso le cellule staminali embrionali non servono a nulla e finora non c’è mai stata una guarigione. Quelle che invece hanno una valenza positiva sono quelle del cordone ombelicale e le cellule staminali adulte”.  

In Italia, i mezzi di informazione, come sempre accade ogni qualvolta un alto prelato proferisce parola, hanno dato grande risalto all’ennesima presa di posizione del Vaticano; al contrario, le dichiarazioni del cardinal Lozano Barragan, non hanno avuto la stessa eco negli Stati Uniti, dove l’attenzione rivolta alla polemica sulle staminali è stata minima.
Nessun accenno alla recente controversia, nella telefonata di ringraziamento tra  Barack Obama e Papa Ratzinger.

Un presidente che non si lascia influenzare dalle ingerenze della Chiesa Cattolica (e delle altre confessioni religiose). Sarà vero?

La Redazione.

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