Si sa i tempi difficili sono sempre esistiti: la nostra vita a volte inciampa, sembra fermarsi e poi riparte. Così va vista la storia di Francesco detto “Franciscu sigaretta”.
Ora la sua vita riprende forma dal racconto della figlia:
ANNO 1933
Il negozio di frutta e verdura, all’entrata del paese, non va molto bene. Anche se Francesco e la moglie lo gestiscono con onestà e cortesia, gli affari non decollano. A volte è facile fare acquisti esagerati. E a volte quando si comincia ad acquistare troppo non ci si ferma più. Si scatena una parte negativa del carattere, chiamata ambizione.
L’ambizione di fare cose grandi, di dimostrare qualcosa e di dare di più alla propria famiglia. Tutte queste cose forse Francesco le aveva già nascoste dentro di se, senza saperlo. Così cominciò a chiedere soldi in prestito, poi a restituirli con gli interessi, poi ancora a richiederli di nuovo. Allora non si conoscevano banche o finanziarie disposte a concedere prestiti.
E così una sera dell’agosto del 1933, Francesco con la sua famiglia partì con il buio, per paura dei debitori. Sul carretto portò tutto quel che aveva, compresa la sua numerosa famiglia. A fatica arrivarono a destinazione, e per mancanza di letti dormirono sul pavimento. In quel luogo trovarono tanta solidarietà, si rimboccarono le maniche ed anche i figli aiutarono a risanare la situazione familiare.
La più grande cuciva, ripagando con i suoi lavori i proprietari dell’appartamento dove vivevano, i maschi, pur essendo dotati nello studio, iniziarono a lavorare in una fabbrica vicina. Pian pianino tutto si sistemò e rimase solo il ricordo amaro dei tempi passati.
OGGI:
Anche oggi esistono dei “Francesco” che fanno sbagli nella gestione dell’attività. Se si ritrovano in grosse difficoltà economiche difficilmente riescono a rinunciare ad una vita agiata e cadono in crisi. Quindi molto spesso continuano a sbagliare, sperando nelle proprie forze.
Così sono i figli di questa generazione, un po’ viziati, abituati alla comodità e a possedere le tecnologie più avanzate. Sono un po’ bambinoni mai cresciuti, ed anche però un po’ adulti. Sono frutto del benessere, vissuti con genitori che hanno lavorato fuori casa, che hanno cercato per questo sempre una compensazione.
Non è colpa loro, ma della società del benessere sfrenato e con poche regole.
Possiamo aiutarli però a non esser egoisti, ma a vivere di più in famiglia o insieme agli altri, nei bar, pub, luoghi di ritrovo ed in tutti quei posti dove possano sviluppare amicizia vere e durature.
Possono riscoprire che le persone sono più importanti delle cose e sentirsi un po’ Francesco, pronti a ricominciare di nuovo, dopo ogni difficoltà che incontreranno.
La Redazione.
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