Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in un’ampia intervista concessa al settimanale Tempi, è tornato a parlare della tanto invocata riforma della Giustizia. Il premier ha dichiarato che è ferma intenzione del governo realizzare concretamente, molte delle idee del giudice Giovanni Falcone: separazione dell´ordine degli avvocati dell´accusa dall´ordine dei magistrati, indirizzo dell´azione penale superando l´attuale ipocrisia della finta obbligatorietà, criteri meritocratici nella valutazione del lavoro dei magistrati. Berlusconi ha spiegato di voler “valorizzare quel lavoro dei giudici seri e onesti, offuscato da pochi altri che, per pregiudizio ideologico e smania di protagonismo, proiettano un´immagine distorta della magistratura”. Aggiunge, però, con un chiaro riferimento al caso di Eluana Englaro, che “è del tutto evidente che non permetteremo mai alla magistratura di esercitare una supplenza rispetto al potere legislativo, cosa che alcuni magistrati tendono a fare su questo come su altri temi”.
Il Presidente del Consiglio non si è poi lasciato sfuggire l’occasione per lanciare una stoccata al leader dell’opposizione Walter Veltroni, dicendosi molto deluso dal suo atteggiamento, e definendo sconcertante “la sudditanza psicologica e politica del Pd verso le frange giustizialiste”.
I tempi sono serrati, le consultazioni per la riforma del sistema giudiziario cui il Guardasigilli Alfano sta lavorando, inizieranno tra pochi giorni; l’obiettivo del governo, del premier in particolare, è quello di approvare il progetto di revisione della giustizia, congiuntamente al federalismo fiscale, ossessione dichiarata della Lega di Bossi e del titolare del Viminale Maroni.
Il ministro Alfano sembra intenzionato a recuperare il lavoro svolto dalla Commissione Bicamerale presieduta da Massimo D’Alema, poi naufragata dieci anni fa. Allora, il progetto elaborato dall’esponente del centrosinistra Marco Boato, era riuscito ad ottenere un accordo pressoché completo tra maggioranza e opposizione; funzioni distinte tra pm e giudici con differenti sezioni del Csm e aumento dei membri laici dell’organo di autogoverno dei magistrati, erano i punti principali della cosiddetta “bozza Boato”.
Intervistato dal Corriere della Sera, Boato ha giudicato positivamente la scelta del Guardasigilli, una decisione “intelligente e giusta”, manifestazione della volontà del governo di non procedere unilateralmente su un tema tanto importante e discusso; segnali da non sottovalutare proprio perché arrivano da una coalizione che si è spesso distinta, oggi come in passato, per l’approvazione di leggi ad personam.
Boato, tuttavia, non crede nel buon esito della riforma, si dice infatti certo del fatto che l’Associazione Nazionale Magistrati (Anm), così come dieci anni fa, attaccherà pesantemente le proposte presentate e bloccherà tutto. “Sono sicuro che anche oggi partirà un attacco frontale”.
Le previsioni di Boato si sono puntualmente avverate. L’Anm ha immediatamente osteggiato la riforma della giustizia del Governo Berlusconi, arrivando a prospettare un ritorno a metodi fascisti. In un’intervista rilasciata a Klaus Davi su Youtube, Giuseppe Cascini, segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati, ha lanciato dure accuse ai progetti di riforma del Csm: “Se introduciamo la politica nel Consiglio rischiamo di richiamarci ad un modello autoritario, ovverosia quello fascista, dove la magistratura non è indipendente dal potere politico e quindi non tutti i cittadini sono garantiti allo stesso modo”.
Il segretario, difendendo l’ordinamento vigente, ha ricordato che “il sistema giudiziario attuale, che garantisce l´autonomia della magistratura è stato scritto sulla base delle vicende storiche del ´48. I giudici in passato obbedivano al governo fascista. La scelta di una magistratura indipendente che si governa da sola è stata fatta sulla base di quella esperienza”.
Dello stesso avviso di Cascini è il presidente dellAnm, Luca Palamara, che dopo le polemiche suscitate dalle dichiarazioni del segretario, è intervenuto sostenendo le ragioni di quest’ultimo, “E’ chiaro che uno stravolgimento dell´assetto costituzionale significherebbe un ritorno al passato che noi riteniamo superato con l´avvento della Costituzione, che ha inteso abbandonare un modello autoritario. Noi siamo per la difesa dei valori costituzionali al di là delle etichette”.
La Redazione.
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