Il giorno delle elezioni è sempre più vicino e le speranze di arrivare alla Casa Bianca, per il candidato repubblicano John McCain, si trasformano in illusioni. Ci pensa Sarah Palin, sua vulcanica vice, a frustrare le ambizioni presidenziali dell’anziano senatore dell’Arizona.
Quando annunciò al mondo la scelta del suo vicepresidente, John McCain, riuscì a catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica, monopolizzando per giorni i palinsesti dei grandi network.
Il candidato repubblicano, dopo la trionfante chiusura della Convention Democratica di Denver (con lo storico discorso di Barack Obama nel giorno del 45° anniversario del memorabile “I have a dream” di Martin Luther King) aveva bisogno di un colpo ad effetto, e così tra la sorpresa generale, davanti a migliaia di supporter conservatori a Dayton, in Ohio, McCain ha presentato il suo vice: Sarah Palin, giovane e semisconosciuta governatrice dell’Alaska.
“Sarah è esattamente la persona di cui ho bisogno, esattamente la persona di cui il paese ha bisogno”, furono queste le parole pronunciate da John McCain per giustificare la scelta della sua running mate.
Ex reginetta di bellezza, con un passato da atleta e madre di cinque figli, la Palin sembra il personaggio di una sit-com per famiglie, rigorosamente made in Usa. Sconosciuta al grande pubblico, la bella 44enne Sarah Palin è la vera stella nascente del Partito repubblicano, la perfetta incarnazione dei valori conservatori dell’America più religiosa e bigotta.
La mossa a sorpresa dei repubblicani sortì gli effetti sperati; la contagiosa curiosità suscitata dalla Palin consentì all’anziano senatore dell’Arizona di risalire, come mai era avvenuto prima, nei sondaggi che fino a quel momento avevano sempre premiato Barack Obama.
L’effetto Palin, però, non è durato a lungo. Poche, imbarazzanti interviste hanno trasformato la governatrice dell’Alaska nel maggior impedimento del senatore McCain nella corsa alla Casa Bianca, evidenziandone l’inadeguatezza politica e culturale.
Dopo il “TrooperGate”, la vicenda che ha coinvolto la governatrice Palin, accusata di aver esonerato il capo della polizia Walt Monegan, reo di non aver provveduto, come richiesto dalla Palin, al licenziamento dell’agente Mike Wooten, ex marito della sorella Molly, protagonista di una dura battaglia legale per la custodia dei figli, una nuova ombra minaccia di offuscare la campagna repubblicana.
Ancora una volta John McCain si ritrova, a pochi giorni dal voto del 4 novembre, a fronteggiare uno scandalo targato Sarah Palin. Mentre Barack Obama continua a volare nei sondaggi, il candidato repubblicano deve cercare di giustificare agli occhi dell’elettorato americano, l’ennesimo scivolone della sua ingombrante vice.
Oggetto del contendere, le spese folli di Sarah. Il noto sito Politico. Com ha documentato la passione della numero due del ticket repubblicano per lo shopping grandi firme. In base ai rendiconti delle spese sostenute che periodicamente le campagne elettorali devono presentare, la governatrice dell’Alaska ha fatto acquisti per oltre 150mila dollari in vestiti e accessori.
I grandi magazzini di lusso, come la catena Saks Fifth Avenue, sembrano incontrare le preferenze della “hockey mum” più famosa del mondo. Nelle filiali di New York e St. Louis, la Palin ha speso 49.425 dollari; da Nieman Marcus a Minneapolis, nei giorni della Convention all´inizio di settembre, 75.062 dollari (2500 dei quali sborsati per la giacca firmata Valentino indossata nel discorso di presentazione). Il tutto gentilmente offerto dal Grand Old Party e dai suoi generosi finanziatori.
Lo staff di McCain, imbarazzato e infastidito, ha cercato di ridimensionare la vicenda. La portavoce Tracey Schmit ha così replicato alle accuse: “Con tutti i problemi che ha davanti in questi giorni, il Paese si perde tempo a parlare di pantaloni e camicette”, rivelando poi l’originaria intenzione di “donare in beneficenza i vestiti dopo la fine della campagna”.
Chissà se le elettrici orfane di Hillary Clinton (i cui voti la Palin contava di “rubare” ad Obama) e Joe l’idraulico, assurto a nuovo simbolo dell’americano medio, spaventato e perseguitato dalla crisi economica, apprezzeranno gli sforzi della combattiva Sarah per apparire sempre chic ed elegante.
La Redazione.
Pubblica un commento testuale. Verificheremo l'idoneità del contenuto e provvederemo alla pubblicazione entro 24 ore.
Non sono presenti commenti per questa notizia.