Dalla Cambogia al Burkina Faso: storie di donne
fra disoccupazione, AIDS, malattie e voglia di reagire
Perdono il lavoro, si ammalano, soffrono fame e violenza, sono discriminate e private dei diritti, ma non si abbattono e hanno voglia di reagire, per mandare avanti le loro famiglie e i loro figli. Le donne, pur colpite dalla crisi globale, non sono certo “l’anello debole” delle società dei paesi in via di sviluppo. Alcune raccontano la propria esperienza, fra disoccupazione improvvisa, malattia e determinazione a costruire comunque un futuro migliore.
Burkina Faso. La voce delle donne per la salute e i diritti
Erano stanche di essere solo una “élite che ce l´ha fatta”: donne che hanno potuto studiare, laurearsi, accedere a incarichi importanti nelle istituzioni e a occupazioni ben retribuite. Mentre intorno a loro la maggioranza delle donne burkinabé doveva fare i conti quotidianamente con la precarietà del lavoro informale, un reddito appena sufficiente alla sopravvivenza, l´analfabetismo o livelli di istruzione bassissimi, gravidanze non volute e non pianificate per mancanza di contraccezione e un tasso di mortalità materna tra i più alti dell´Africa.
Così hanno deciso di fondare l´associazione “Voix de femmes”, Voci di donne, per provare a cambiare le cose. Con il sostegno di AIDOS, Associazione italiana donne per lo sviluppo, e il contributo finanziario dei DS, Democratici di sinistra, e poi di altri donatori – tra cui l´Unione Europea, l´Unicef, il Ministero degli Affari esteri italiano, Coop Adriatica –, a partire dal 2005 hanno dato vita al Centro per il benessere delle donne e la prevenzione delle mutilazioni dei genitali femminili, meglio noto come CBF - Centre pour le bien-être des femmes, situato nella periferia di Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso.
Il centro è basato sul modello dei consultori, inventato in Italia negli anni Settanta per rispondere ai bisogni di salute femminile dal menarca alla menopausa, e usa una metodologia olistica che coniuga assistenza sanitaria, informazione e counselling psicologico e legale, e attività di sensibilizzazione nella comunità, con particolare attenzione ai/lle giovani.
“Un intervento più che necessario, in un paese dove l´indice di mortalità materna è di mille donne morte su 100mila nati vivi, l´indice di mortalità infantile è di 116 bambini sotto i 5 anni morti ogni mille nati vivi e il tasso di fecondità è di 6,8 figli per donna”, fa notare Mariam Lamizana, ex ministra per la Solidarietà sociale e presidente di Voix de femmes.
Al CBF, le donne del settore 27, una delle “nuove periferie” di Ouagadougou, la cui popolazione è composta principalmente da famiglie che hanno abbandonato le zone rurali per sfuggire alla povertà, trovano assistenza ginecologica primaria, assistenza pre e post parto, assistenza psicologica, servizi per la pianificazione familiare e la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale, compreso l´HIV/AIDS.
Il CBF è inoltre dotato di un centro di formazione, che è il cuore delle attività volte alla crescita della consapevolezza dei diritti delle donne e alla prevenzione delle mutilazioni dei genitali femminili. Dopo la formazione, il servizio di assistenza legale del CBF ha avviato per molte di loro percorsi per l´acquisizione dei diritti civili: registrazione anagrafica, documenti di identità, iscrizione nelle liste elettorali e ha organizzato, con grande partecipazione della comunità, 2 matrimoni civili collettivi per un totale di 34 coppie, legalizzando così unioni sancite spesso solo dal rito religioso che lascia le donne senza protezione in caso di divorzio.
La sede del CBF è una struttura costruita per funzionare a basso impatto ambientale, ombra e circolazione d´aria naturale al posto di costosi impianti di aria condizionata, costruita rivisitando le tecniche edilizie locali: il progetto è stato donato ad AIDOS dall´architetto Riccardo Vannucci dello Studio FARE di Roma, e ha ricevuto già diversi riconoscimenti internazionali, tra cui il primo premio per i progetti eco-sostenibili nel settore sanitario al World Architecture Festival del 2008.
“IL CBF è la prova concreta che è possibile progettare quello che davvero serve per realizzare un mondo migliore, dando esempio e motivazione alla solidarietà”, ha sottolineato alla Conferenza interparlamentare di Roma la senatrice Francesca Marinaro, che aveva seguito l’avvio del progetto per conto della dirigenza dei Democratici di Sinistra.
La Redazione