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Turbamenti e fastidi repubblicani

Notizia del 20/10/2008

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I sondaggi non lasciano presagire nulla di buono. Ogni giorno un piccolo passo indietro. Inasprire i toni della campagna elettorale sembra non funzionare. I dibattiti televisivi non aiutano. Le interviste di Sarah, poi. Tra silenzi imbarazzati e risposte imbarazzanti l’ex reginetta di bellezza governatrice dell’Alaska, la cui scelta come vice di McCain tanto aveva contribuito a far risalire l’anziano senatore repubblicano nel gradimento degli americani, si è trasformata in un boomerang mediatico e politico, un ingombrante e scomodo ostacolo lungo la corsa verso la Casa Bianca.
“Se qualcosa può andare storto allora lo farà”, recita la più famosa legge di Murphy. Succede così che, proprio nel momento più delicato della campagna presidenziale, arrivi dall’Alaska l’ennesima notizia negativa.

La vicenda che coinvolge la governatrice Palin, nota anche come “TrooperGate”, è risaputa. L’accusa, precedente la sua nomination alla vicepresidenza del candidato repubblicano, è di aver esonerato il capo della polizia Walt Monegan, reo di non aver provveduto, come richiesto dalla Palin, al licenziamento dell’agente Mike Wooten (“trooper”, poliziotto), ex marito della sorella Molly, protagonista di una dura battaglia legale per la custodia dei figli.

263 pagine. Tanto è lungo il contraddittorio rapporto firmato dal capo della commissione Steve Branchflower. Tra dispute familiari, abusi di potere e violazioni etiche, il rapporto imputa alla governatrice di aver anteposto i propri interessi personali all´osservanza delle regole imposte dal codice di comportamento per i pubblici ufficiali, ma al tempo stesso, riconosce che la Palin aveva l’autorità necessaria per destituire Monegan dall’incarico. In altre parole, era suo potere agire come ha fatto, ma il caso specifico non giustificava un simile provvedimento.

Oggetto della censura dell’indagine parlamentare, anche il comportamento del marito della Palin, Todd. Lo zelante consorte della governatrice si sarebbe, infatti, prodigato nell’intento di far espellere l’ex cognato dal corpo della polizia, facendo pressioni, insieme ad altri funzionari dell’Alaska, sul responsabile della sicurezza pubblica, Walt Monegan. Di fronte al rifiuto di quest’ultimo di assecondare le richieste del clan Palin, non avendo riscontrato motivazioni valide che potessero giustificare l’espulsione di Wooten, la giovane e agguerrita governatrice avrebbe provveduto a destituirlo.

L’imbarazzo serpeggia negli ambienti repubblicani. Lo staff di McCain aveva, probabilmente, messo in conto la possibilità di un riscontro negativo dell’inchiesta parlamentare, ma il colpo è stato ugualmente duro. Sarah Palin, paladina virtuosa di una politica nuova ed integerrima, della lotta alla corruzione di Washington, colpevole di abuso di potere e violazioni etiche. Difficile giustificare un simile atteggiamento al cospetto dell’elettorato americano.

Il team repubblicano ha reagito aggrappandosi all’unico appiglio possibile per tentare di difendere la condotta della Palin, ossia al riconoscimento di aver agito nell’ambito delle proprie prerogative, mettendo in atto un comportamento corretto e lecito.

Immancabile, infine, l’attacco ad Obama. Nel pieno di una campagna in cui demonizzare e distruggere l’immagine dell’avversario politico ha la priorità sui programmi, appare inevitabile far ricadere la responsabilità dell’accaduto sul candidato democratico. Secondo i conservatori, l’indagine sarebbe stata condotta in maniera faziosa e politicamente indirizzata dai sostenitori di Obama. Accusa priva di qualsiasi fondamento. Dieci repubblicani e quattro democratici, questa la composizione della commissione d’inchiesta.

A meno di un mese dalle elezioni del 4 novembre, John McCain si ritrova a dover fronteggiare una situazione sgradevole nel momento più critico. Come se non bastasse, il senatore dell’Arizona si vede sempre più spesso costretto a difendere il rivale democratico dagli attacchi fanatici ed intolleranti dei suoi sostenitori. E intanto la Casa Bianca sembra ogni giorno più lontana.

La Redazione.

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