ScontiFacili.it

Menu

USA: Barack Obama è il nuovo presidente

Notizia del 10/11/2008

Torna all'elenco delle News

Così doveva essere e così è stato. Nella notte italiana, poco dopo le tre, Barack Obama, conquistando l’Ohio, ha contemporaneamente acquisito la certezza della vittoria in quelle che si sono rivelate le più appassionanti ed avvincenti elezioni degli ultimi 50 anni.

L’ufficialità arriverà alle 5 e 3 minuti con l’annuncio, scontato, dell’assegnazione della California. Tutti i network americani annunciano al mondo intero che Barak Obama è il nuovo presidente eletto degli Stati Uniti d’America.
Tutti i nostri timori, le nostre paure che, ancora a poche ore dal voto ci avevano indotto a dubitare di un trionfo già scritto, sono stati fugati in fretta. 

La preoccupazione più grande era data dalla sensazione che prima o poi, la questione razziale avrebbe fatto il proprio fatale e dirompente ingresso nella campagna elettorale. Dal sospetto che l’elettorato bianco avrebbe infine ceduto al razzismo, tuttora insito nella società americana (e non solo), e che un presidente di colore avremmo continuato a vederlo solamente al cinema.
Ma il cosiddetto effetto Bradley, che prende il nome dal candidato afroamericano a governatore della California che nei primi  anni ´80 uscì sconfitto dalle urne nonostante l’ampio vantaggio accreditatogli nei sondaggi pre-elettorali, non c’è stato.

L’incubo di una disfatta, tuttavia, aleggiava silenzioso tra i sostenitori del senatore democratico. Una strana inquietudine avvolgeva i supporter di Obama sparsi in tutti i continenti, mentre un’apparentemente infondata fiducia animava gli ambienti conservatori.

Gli elettori americani hanno imparato, ormai da molto tempo, a mentire nelle intenzioni di voto, per non rivelare i propri pregiudizi, tanto vergognosi quanto reali. Così ci avevano detto.
Quanti, dei tanti che fieri e virtuosi dichiaravano di votare Obama, avrebbero poi tradotto tale proposito in realtà? E quanti, al contrario, spaventati dalla prospettiva di un afroamericano alla Casa Bianca, avrebbero rinnegato le proprie parole alle urne?

L’impossibile rimonta del ticket repubblicano McCain-Palin, diventava improvvisamente possibile. “Non sottovalutate il maverick McCain”, continuava a ripetere il portavoce dell’anziano senatore dell’Arizona. La convinzione che i due candidati fossero molto più vicini di quanto i sondaggi non rivelassero alimentava le speranze dello staff repubblicano.

Il tradimento era dietro l’angolo. Le aspettative di cambiamento di milioni di persone, frustrate dalle paure del popolo americano. Il grande sogno trasformato nella grande illusione.
Invece no. I cittadini degli Stati Uniti non hanno tradito. Avevano l’opportunità di mostrare al resto del mondo il volto migliore dell’America e non se la sono lasciata sfuggire. Si sono recati alle urne in massa, le chilometriche file fuori dei seggi sono l’immagine più rappresentativa dell’America di oggi.  Afroamericani, ispanici, bianchi, donne e uomini, nella consapevolezza della portata storica di queste elezioni, aspettavano il proprio momento.

In un giorno lavorativo, milioni di elettori si sono espressi ed hanno scelto Barack Obama. Il candidato democratico non si è limitato a vincere, ha conquistato molti degli Stati in bilico ed alcuni feudi storicamente rossi (repubblicani); ha sfiorato il muro dei 350 grandi elettori aggiudicandosene 349 contro i 163 del rivale McCain, il quale ha prontamente e dignitosamente riconosciuto la vittoria di Obama, dichiarandosi disposto a collaborare con il nuovo presidente per il bene del Paese che entrambi amano.

Nella notte del 4 novembre, a Grant Park, davanti a centinaia di migliaia di persone entusiaste, emozionate, commosse e ancora incredule, il nuovo presidente degli Stati Uniti ha dimostrato che il sogno americano esiste e resiste. 
“Se ancora c´è qualcuno che dubita che l´America non sia un luogo nel quale nulla è impossibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, questa notte ha avuto le risposte che cercava”, ha esordito così, Obama, di fronte ad una folla adorante. “La risposta è la voce di giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi d´America, gay, eterosessuali, disabili e non disabili: tutti americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati un insieme di Stati Rossi e Stati Blu. Noi siamo e sempre saremo gli Stati Uniti d´America”.

Il presidente eletto (entrerà in carica solo il 20 gennaio prossimo) degli Stati Uniti ha raccontato la storia di Ann Nixon Cooper, 106 anni. “È nata a una sola generazione di distanza dalla fine della schiavitù ….. A quei tempi le persone come lei non potevano votare per due ragioni fondamentali, perché è una donna e per il colore della sua pelle….. Era lì quando c´erano gli autobus di Montgomery, gli idranti a Birmingham, un ponte a Selma e un predicatore di Atlanta che diceva alla popolazione : "Noi supereremo tutto ciò". …. E quest´anno, per queste elezioni, lei ha puntato il dito contro uno schermo e ha votato, perché dopo 106 anni in America, passati in tempi migliori e in ore più cupe, lei sa che l´America può cambiare”.     
“America, America: siamo arrivati così lontano. Abbiamo visto così tante cose. Ma c´è molto ancora da fare” ha concluso Obama.   “Questa è la nostra ora. Questa è la nostra epoca: dobbiamo rimettere tutti al lavoro, spalancare le porte delle opportunità per i nostri figli, ridare benessere e promuovere la causa della pace, reclamare il Sogno Americano e riaffermare quella verità fondamentale: siamo molti ma siamo un solo popolo”.
 
Il 4 novembre 2008 entrerà nella storia, perché come ha scritto un editorialista del New York Times, segna “la fine della Guerra Civile americana”. Questo giorno è per Rosa Parks, per Martin Luthr King ed il suo sogno, per quanti hanno lottato e sono morti per i diritti civili.
Il 4 novembre 2008 il mondo è cambiato. Perché in questo giorno memorabile l’America ha dato prova di essere davvero quel posto speciale nel mondo dove tutto è possibile. Un afroamericano, figlio di una donna bianca del Kansas e di un uomo di colore emigrato dal Kenya, è stato eletto presidente degli Stati Uniti per la prima volta nella storia di questo grande (nel bene e nel male) Paese.

Perché i cittadini americani hanno eletto il candidato migliore, a prescindere dal colore della sua pelle. Lo hanno scelto per i suoi meriti, per la sua intelligenza, la sua preparazione, per la sua capacità di comunicare un messaggio di speranza e cambiamento. Per la sua storia, diversa da tutti gli altri. 
 
Il 28 agosto scorso, nella bolgia dell’Invesco Field di Denver, pronunciando uno dei suoi migliori discorsi, Barack Obama aveva invitato il popolo americano a seguire il vento del cambiamento, perché nella sua visione l’America e gli americani potevano essere migliori di quanto il governo di George Bush li avesse fatti diventare: “America can be better than this”.
“Yes we can” hanno risposto gli americani.

La Redazione.

Commenti

Pubblica un commento testuale. Verificheremo l'idoneità del contenuto e provvederemo alla pubblicazione entro 24 ore.

Non sono presenti commenti per questa notizia.