Esiste un decreto esecutivo del 9 luglio scorso. La sentenza della Corte d’Appello di Milano ha autorizzato l’interruzione del trattamento di “sostegno vitale artificiale”, così come richiesto da Beppino Englaro, padre e tutore di Eluana, la giovane donna in stato vegetativo permanente da 16 anni.
Eppure sembra che nessuno voglia dare esecuzione a quanto disposto dai giudici. Nessun luogo sembra essere quello adatto per ospitare Eluana durante il percorso che la accompagnerà verso la morte. Nessun ospedale, nessuna casa di cura, sembra poter (e voler) aiutare Eluana, rispettando la sua volontà.
Oggi è arrivato l’ennesimo “no” delle coraggiose istituzioni italiane. Rispondendo all’istanza presentata dai legali della famiglia, il direttore generale della Sanità della Regione Lombardia, Carlo Lucchina, ha respinto ufficialmente la richiesta di assistere Eluana Englaro, in una delle strutture sanitarie lombarde.
“Il personale sanitario non può sospendere l´idratazione e l´alimentazione artificiale del paziente: verrebbe meno ai suoi obblighi professionali e di servizio anche in considerazione del fatto che il provvedimento giurisdizionale, di cui si chiede l´esecuzione, non contiene un obbligo formale di adempiere a carico di soggetti o enti individuati”, con queste parole, in una lettera inviata al padre di Eluana, la Regione ha giustificato il rifiuto di accogliere ed assistere la ragazza, come stabilito dalla sentenza della Corte d’appello.
La richiesta avanzata dal signor Englaro non può essere accolta, poiché, sempre secondo quanto si legge nella lettera “le strutture sanitarie sono deputate alla presa in carico diagnostico-assistenziale dei pazienti. In tali strutture, hospice compresi, deve inoltre essere garantita l´assistenza di base che si sostanzia nella nutrizione, idratazione e accudimento delle persone”.
Una decisione, quella della regione Lombardia, più politica che tecnica, che, naturalmente, ha incontrato il favore del Vaticano. Le gerarchie ecclesiastiche hanno espresso il proprio apprezzamento attraverso le parole del cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, il quale ha ribadito la posizione della Chiesa in merito al caso Englaro: “alimentazione e idratazione artificiali non sono terapie ma sono propriamente ciò di cui la persona ha bisogno per vivere".
Durissima invece la reazione di Vittorio Angiolino, avvocato e tutore di Eluana, pronto ad intraprendere una dura battaglia legale. “La riposta della Regione è un atto gravemente illecito e lesivo del diritto a ricevere dall´ente pubblico i trattamenti sanitari conformati a quanto stabilito legalmente in sede giudiziaria Eluana è in stato di incapacità aggravata e il rifiuto diventa rilevante anche dal punto di vista del codice penale per quanto riguarda la mancata esecuzione di provvedimenti del giudice”, ha affermato il legale.
Il presidente della Regione, Roberto Formigoni, pur manifestando la propria comprensione alla famiglia, ha risposto alle critiche affermando che: “Leggi, codice deontolologico, comitato bioetioca, nonché la mia convinzione personale mi impediscono di immaginare di sospendere alimentazione, idratazione, assistenza ad Eluana, come a qualsiasi altro essere umano".
Beppino Englaro, ha accolto la notizia del rifiuto della Regione Lombardia con grande pragmatismo, “E’ un altro ostacolo legale che dovremo superare. E lo supereremo come abbiamo fatto con gli altri: per vie legali”.
Il papà di Eluana non ha alcuna intenzione di arrendersi e con lo stile che lo contraddistingue e che lo ha accompagnato negli ultimi dieci anni, da quando ha intrapreso la sua personale contesa con le istituzioni per liberare sua figlia da una vita che vita non è, si è detto pronto a lottare affinché la sentenza della Corte d’Appello di Milano abbia piena attuazione.
La decisione della Regione Lombardia riapre il dibattito sul vuoto legislativo in materia di fine vita e, come sostiene Maria Grazia Fabrizio, consigliere regionale del Pd, “dimostra che c´è bisogno della legge sul testamento biologico, che va sostenuta e sollecitata trasversalmente”.
Curioso che proprio ieri, l’Osservatore Romano, l’organo di stampa del Vaticano, abbia rimesso in discussione il criterio scientifico su cui si basa, da 40 anni, la definizione di morte. Secondo Lucetta Scaraffia, firmataria dell’articolo, la dichiarazione di morte cerebrale non è più sufficiente per sancire la fine della vita.
Forse avevano ragione quanti vedevano nell’editoriale del quotidiano cattolico, il tentativo della Chiesa di indirizzare il caso Englaro e di bloccare, o quantomeno limitare la legge sul testamento biologico.
La Redazione.
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