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Veltroni dice no al dialogo sulle riforme

Notizia del 19/07/2008

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E’ ancora la giustizia il terreno di scontro e di infuocate polemiche tra maggioranza e opposizione. Il premier Berlusconi, chiudendo il Consiglio dei ministri, riunitosi a Napoli, ha ribadito che la riforma del sistema giudiziario e il federalismo fiscale sono fondamentali per il Paese e che è intenzione del governo approvare entrambe le riforme entro la fine dell’anno.

Nel frattempo, Walter Veltroni, da Milano, ha cercato di aizzare gli esponenti della Lega contro il Cavaliere, e rivolgendosi direttamente a loro, ha dichiarato che “se si vuole proseguire con il federalismo bisogna evitare commistioni indebite con una riforma della giustizia che favorisce pochi cittadini”.
Il leader del Pd, ha quindi affermato che il suo partito, in questo stato di cose, non intende riaprire il dialogo e collaborare alla riforma federalista, perché questo significherebbe accettare un misero scambio fra l’approvazione del nuovo sistema fiscale e interventi mirati ad indebolire i poteri della magistratura.
Veltroni continua ad insistere sulla volontà di Berlusconi di ripristinare l’immunità parlamentare, consapevole del fatto che per la Lega sarebbe difficile, per non dire imbarazzante, giustificare davanti al proprio elettorato qualunque riforma intesa ad impedire l’azione dei magistrati nei confronti dei politici, avallando, in altre parole, il ritorno a quei privilegi dei parlamentari, ferocemente osteggiati dal Carroccio ai tempi di Mani Pulite.
  
Da parte sua, il presidente del Consiglio ha accusato il leader dell’opposizione di aver compromesso il dialogo, tanto sbandierato da entrambi in campagna elettorale, alleandosi con il giustizionalista Di Pietro. Berlusconi ha poi sottolineato come, con queste pregiudiziali, difficilmente si arriverà ad una stesura e un’approvazione condivisa di quelle riforme costituzionali fondamentali per il futuro del Paese. Le parole del premier lasciano così intravedere uno scenario poco gradito alla Lega, vale a dire, l’approvazione del federalismo da parte della sola maggioranza ( forte dei suoi numeri in Parlamento), senza la collaborazione del Pd; Bossi e i suoi, infatti, scottati dalla bocciatura del referendum del 2006, hanno più volte posto l’accento sulla necessità di portare avanti questa battaglia, vitale per i leghisti, con l’appoggio dell’opposizione.
“Il berlusconismo è finito”, ha rincarato il segretario del Pd, volendo così evidenziare l’incapacità del Presidente del Consiglio, di interpretare e rispondere alle esigenze dei cittadini, soprattutto in un momento tanto delicato per l’economia italiana e mondiale. 
La replica del Pdl è stata affidata a Daniele Capezzone, portavoce di Forza Italia, il quale di fronte al tentativo di Veltroni di sfruttare eventuali dissapori tra Lega e Berlusconi, lo ha invitato ad occuparsi dei problemi del suo partito, riferendosi chiaramente a D’Alema e Rutelli.                                                    
 
La tensione intorno al problema giustizia è tornata a salire dopo le parole di Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato, che, intervenendo a Radio Radicale, ha usato il termine "cloaca" per accusare il Csm di politicizzazione e correntizzazione.          Parole che hanno provocato la replica immediata e indignata dell’Anm, che tramite il suo presidente Luca Palamara ha definito quella dell’ex ministro “un’invettiva volgare e qualunquista”, aggiungendo che la magistratura “difenderà strenuamente la sua indipendenza”.
Lo stesso Gasparri, per scongiurare il rischio di una crisi istituzionale, ha rettificato la propria posizione, riconoscendo di aver esasperato i toni, ricorrendo a termini eccessivi e pesanti; scuse che per Berlusconi chiudono la questione.

Lo scontro frontale tra maggioranza e magistratura, continua ad infuocare il clima politico, allontanando la possibilità di dialogare in modo costruttivo sulle riforme.

La Redazione.

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