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Vestiti di moda ecologica

Notizia del 06/09/2008

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MILANO. Vestirsi di rifiuti. Proprio così, è il primo comandamento ell’ecomoda, un nuovo modo di vestire che sta prendendo sempre più piede anche in Italia. Vestirsi di bottiglie di plastica riciclate e trasformate, scarpe fatte di vecchie uniformi dei vigili del fuoco, magliette di cocco o pantaloni di bambù fa tendenza, anzi fa proprio moda da ultimo grido. Lo dimostrano personaggi come Bono degli U2 e Brad Pitt, che affermano di vestire “organico”. Insomma anche i modaioli hanno un cuore. Ed è verde natura.

La moda ecologica si caratterizza per l’uso di fibre e tinture naturali, riciclaggio di vestiti e oggetti usati. Vengono utilizzati i materiali che altre persone scartano e questo stimola al massimo la creatività. Nel Nebraska, all’Università di Lincoln, un team di ricercatori sta mettendo a punto una serie di nuovi tessuti. Derivati dagli scarti delle lavorazioni agricole, questi materiali potrebbero addirittura sostituire le fibre sintetiche estratte dal petrolio. La storia della “moda verde” comincia con la prima linea di indumenti “bio” lanciata da Esprit nel 1991.

Da allora le riviste specializzate seguono l’evoluzione di questa nicchia del mercato. Il suo sviluppo è stato frenato dai limiti delle fibre: poco resistenti, con un aspetto “povero” e quindi poco appetibili per gli stilisti. Ma le cose stanno cambiando: con la sensibilizzazione sui danni del petrolio la ecomoda è riuscita a catturare l’attenzione. Il primo segnale nel 2005, con la sfilata inserita nella settimana della moda di New York. Poi, nel 2006, è stata la volta dell’ Ethical Fashion Show di Parigi.

Ora molti stilisti stanno seguendo Oscar de la Renta e Diane von Furstenberg, i primi a credere in questo nuovo filone. E i negozi più famosi in tutto il Mondo, da New York a Londra, hanno allestito spazi specifici per dare visibilità all’ecomoda. I prezzi per ora sono ancora un pò cari, ma i ricercatori sono convinti che, perfezionando le tecniche, piume di pollo e steli di riso oggi distrutti potranno essere trasformati in “lana di gallina” e “cotone di riso”. Intanto, le maggiori catene di abbigliamento a prezzi accessibili per i giovani imboccano la strada ecologica: H&M per esempio, già nel 2007, ma c’è anche Pimkie, che destina parte degli incassi al WWF.

La Redazione.

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