In questi giorni si torna a parlare del giallo di via Poma, ovvero dell’uccisione di Simonetta Cesaroni, 20 anni, avvenuta a Roma il 7 agosto 1990 e ancora senza un colpevole . E’ stata infatti ritrovata, sulla porta dell’ufficio dove Simonetta fu uccisa, una traccia ematica compatibile col DNA dell’ex fidanzato Raniero Busco. La posizione di Busco si fa più delicata, ma lui ora come 18 anni fa dichiara: “io vidi Simonetta il giorno prima della sua morte. Le tracce della mia saliva sul suo reggiseno? Direi una cosa normale per due fidanzati.”
Ma ricordiamo il caso. E’ il 7 agosto, Roma è quasi completamente deserta, Simonetta sta lavorando negli uffici dell’ Associazione Italiana Alberghi della Gioventù, in via Carlo Poma 2, nel quartiere Prati. E’ da sola, come sempre. Svolge infatti quel lavoro nell’orario di chiusura al pubblico. La morte di Simonetta viene presumibilmente fissata tra le 17 e le 18,30. Il suo corpo martoriato da 29 coltellate viene però ritrovato solo il mattino seguente. Dall’autopsia emerge che la giovane sarebbe morta per un fortissimo colpo alla testa, le coltellate sarebbero state inferte post mortem. Viene ritrovata semi nuda, ma su di lei nessuna violenza sessuale, nessun segno di scasso nemmeno sulla porta dell’ufficio. Simonetta ha aperto all’assassino o questi aveva le chiavi. Segni di ecchimosi sui fianchi della vittima come se fosse stata immobilizzata al pavimento dalle ginocchia di qualcuno. Partono le indagini, si repertano tutti gli oggetti dell’ufficio compreso il pc al quale Simonetta lavorava, con la speranza di trovare prove utili. La borsetta di Simonetta non viene ritrovata, forse l’assassino l’ha portata via con se. Nella stanza viene ritrovato un foglio con un pupazzetto ed una scritta indecifrabile:“ CE DEAD OK”, cosa vuol dire quel biglietto? Forse un messaggio dell’assassino? Forse sta per Cesaroni morta ok? Questo resta ancora un mistero nel mistero. Nessuno degli inquilini del condominio avverte grida, ne rumori provenire dall’ufficio quel giorno. Nell’appartamento del delitto, né schizzi né macchie di sangue, la scena del crimine è stata accuratamente ripulita. L’assassino usa degli stracci che poi ha riposto prontamente nel bagno; anche il tagliacarte viene ripulito e rimesso al suo posto. La porta dell’ufficio è chiusa a chiave con quattro mandate.
Chi ha ucciso Simonetta?
Vengono interrogate molte persone tra cui anche l’allora portiere dello stabile di via Poma Pietrino Vanacore.
Vanacore è il mostro sbattuto in prima pagina a tre giorni dal delitto, secondo le ipotesi sarebbe stato da tempo innamorato di Simonetta, e, respinto, l’avrebbe aggredita e uccisa. Per lui venti giorni di carcere poi è rimesso in libertà. Dopo due anni viene accusato nuovamente, questa volta per favoreggiamento nei confronti di Federico Valle, architetto di 21 anni. Valle viene tirato in ballo nel caso Cesaroni dal supertestimone Roland Voller. Il tedesco rivela alla polizia che il giovane era in via Poma quel giorno, a quell’ora, e che tornò a casa con un braccio sanguinante. L’ipotesi è che Valle abbia ucciso Simonetta perché amante del padre Raniero. Valle sarebbe quindi l’assassino e Vanacore il favoreggiatore, che ripulisce l’appartamento dopo il delitto. Ma anche questa ipotesi crolla. Le indagini allora si dirigono verso Raniero Busco, ex fidanzato della vittima.
Sul reggiseno di Simonetta la sua saliva e ora, il sangue ritrovato sulla porta dell’ufficio sarebbe compatibile con il suo DNA.
Che fossimo giunti finalmente alla soluzione dell’enigma?
Busco si difende….
Intanto c’è una famiglia distrutta e una giovane donna uccisa che gridano giustizia.
La Redazione.
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