La Spagna di Josè Luis Rodrìguez Zapatero, continua, imperterrita, a far arrabbiare il Vaticano.
Tutto iniziò il 30 giugno 2005. Quel giorno, il Parlamento spagnolo legalizzò il matrimonio tra persone dello stesso sesso, consentendo alle coppie omosessuali anche l’adozione.
Non paghi dello sconquasso causato dall’approvazione delle nozze gay, nel giro di pochi mesi, gli impavidi politici spagnoli, approveranno altri provvedimenti poco graditi alla Santa Sede.
Dal divorzio rapido alla selezione degli embrioni per fini terapeutici, gli attriti tra il governo socialista di Zapatero e la Chiesa Cattolica, sono ormai all’ordine del giorno.
I vertici vaticani, abituati a dettar legge in Italia, lamentano, ormai da tempo, una scarsa considerazione da parte dei media spagnoli che, a differenza dei mezzi di informazione nostrani, non indottrinano quotidianamente i cittadini iberici, siano essi cattolici e non. Nella cattolicissima Spagna guidata dal socialista Zapatero, la laicità dello Stato è un valore non negoziabile.
Oggi, basta un Alejandro Valentin Sastre qualunque, a far vacillare le certezze delle più alte gerarchie ecclesiastiche, poco avvezze ad una gestione realmente laica della politica. Neanche il crocifisso è più al sicuro!
Il giudice Alejandro Valentin è, a suo modo, protagonista di una sentenza storica. Per la prima volta in Spagna, trent´anni dopo la fine della dittatura franchista, che aveva elevato il cattolicesimo al rango di religione di stato, un tribunale amministrativo ha accolto la richiesta, presentata tre anni fa dal padre di un’alunna e da un’associazione per la difesa della scuola laica, ordinando l’immediata rimozione dei “simboli religiosi dalle classi e dagli spazi comuni” della scuola pubblica Macias Piaceva.
“La presenza di questi simboli nelle zone comuni del centro educativo pubblico, nel quale ricevono educazione minorenni in piena fase di formazione della loro volontà e intelletto», potrebbe provocare negli alunni la convinzione che lo Stato «è più vicino alla confessione alla quale sono legati i simboli presenti piuttosto che ad altre confessioni”, questa la motivazione della sentenza che tanto prurito sta causando ai vescovi spagnoli, e che tanto sta facendo discutere laici e cattolici, non solo in Spagna.
In realtà, il magistrato si è semplicemente basato sulla costituzione spagnola che garantisce "libertà di religione e di culto", assicurando il carattere "laico e neutrale" dello Stato sulle questioni religiose. Secondo il giudice Valentin, quindi, la presenza di simboli religiosi viola i diritti fondamentali di uguaglianza e libertà religiosa riconosciuti dalla costituzione spagnola del 1978, che assicura il carattere anticonfessionale dello Stato e delle sue istituzioni, anche se, come maliziosamente molti fanno notare, tutti i nuovi capi di governo giurano fedeltà alla costituzione stessa davanti ad un crocifisso!
La reazione preoccupata ed indignata degli alti prelati spagnoli non si è fatta attendere. L’arcivescovo di Toledo Antonio Canizares commentando la decisione del giudice di Valladolid di far rimuovere i crocifissi dalle aule di una scuola pubblica della cittadina spagnola, non usa mezzi termini e ammonisce: “E´ in atto una cristofobia, che si configura come una malattia sociale". Tra le "malattie della società " il porporato, indica “l´aborto, l´eutanasia, la sperimentazione sugli embrioni, e l´utilizzo degli stessi per interessi prevalentemente economici”.
Immediato il sollevamento dell’associazionismo cattolico. Genitori cattolici, scuole cattoliche, tutti osteggiano la sentenza del giudice Valentin, rivendicando il diritto dell’amato crocifisso di campeggiare nelle aule scolastiche e in qualsiasi altro luogo pubblico. Costoro ricordano che prima che un simbolo religioso, il crocifisso rappresenta un fenomeno culturale, rappresenta dei valori in cui la cultura europea fonda le proprie radici, valori che hanno ispirato la concezione moderna dei diritti universali dell’uomo.
Entusiasti, al contrario, i laici. Fernando Pastor, dell´associazione culturale Scuola Laica, ha definito la sentenza "importantissima" perché finalmente "la giustizia è entrata nel merito della questione" dando ragione alla "libertà di coscienza". I crocifissi erano presenti nella scuola dal 1930, e il consiglio d’istituto si era più volte espresso in favore della loro permanenza, dopo le prime richieste di rimozione avanzate nel 2005. Pastor, padre di un´alunna dell´istituto di Valladolid, ha poi ricordato che il governo regionale ha 15 giorni di tempo per presentare ricorso contro la sentenza, definendo “un’indecenza” una tale eventualità.
Si tratta soltanto di una sentenza a livello locale, ma molti sono pronti a scommettere che entro breve tempo, i tribunali iberici saranno sommersi da simili richieste. Presto i simboli religiosi (di ogni religione, non solo di quella cattolica) potrebbero sparire dalle pareti di tutti gli edifici pubblici, proprio com’era stato proposto durante il congresso del Psoe (il partito del presidente) nel luglio scorso. La mozione, approvata quasi all’unanimità, prevedeva “la progressiva sparizione dei simboli e delle liturgie religiose negli spazi pubblici e atti ufficiali”, nell’ambito di una revisione della legge sulla libertà religiosa, datata 1980.
Zapatero, nonostante le costanti tensioni con la Conferenza episcopale spagnola, non ha rinunciato a combattere battaglie che, vista la grande diffusione del cattolicesimo tra i cittadini, avrebbero potuto rivelarsi controproducenti e, grazie alle sue coraggiose scelte, è riuscito a trasformare una società tradizionalista come quella spagnola, guidandola verso una sorprendente modernità politica, culturale ed economica.
La Spagna laica e libera, sembra lontana anni luce da questa piccola Italia afflitta da una classe dirigente tragicamente ridicola e perennemente genuflessa.
La Redazione
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