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XX SETTEMBRE 1870. Una data da ricordare e celebrare

Notizia del 22/09/2008

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Il 20 settembre 1870 è ormai una data quasi dimenticata. Eppure quel giorno si fece la storia. I Bersaglieri guidati dal generale Raffaele Cadorna, attraverso la breccia di Porta Pia, entrarono a Roma, ponendo fine al potere temporale della Chiesa sul territorio italiano. Roma, unificata al Regno d’Italia ne divenne, finalmente, la legittima Capitale.

Stando ad alcune ricostruzioni storiche, qualche giorno prima della presa di Roma, Vittorio Emanuele II scrisse a Papa Pio IX, chiedendo, anzi implorando il Pontefice di non opporre resistenza all’arrivo delle truppe dell’esercito italiano. Pio IX, troppo legato al proprio assoluto e incondizionato potere, rifiutò, e a Porta Pia morirono 49 italiani e 19 papalini.                                                                               

I cittadini romani accolsero festanti gli uomini di Cadorna, non più sudditi inermi di un monarca dispotico che aveva diritto di vita e di morte sulla cittadinanza. Quando pochi giorni dopo fu indetto un plebiscito per l’annessione di Roma al resto d’Italia, i voti favorevoli furono schiaccianti (oggi avremmo parlato di percentuali bulgare). Fu così che Vittorio Emanuele II, il primo Re d’Italia, entrò ufficialmente a Roma capitale il 2 novembre 1870.

L’Italia, per secoli considerata “terra di conquista” dalle altre popolazioni europee, quel giorno, il 20 settembre del 1870, divenne una patria, divenne “la patria” degli italiani, non più tirannie straniere, non più inutili e dannose divisioni interne, ma un’unica nazione, finalmente unita. 

La storica data del 20 settembre fu quindi degnamente celebrata come festa nazionale negli anni a venire, almeno fino all’avvento del fascismo. Mussoini, infatti, nel 1930, nel tentativo di consolidare la propria dittatura, abolì le celebrazioni per quella che rappresentava la festa dell’Unità d’Italia, accontentando in questo modo le gerarchie vaticane, che certo non guardavano benevolmente all’importante ricorrenza. 

L’affermazione della concezione moderna di Stato a discapito di una visione medioevale di governo di un territorio, questo rappresenta simbolicamente la breccia di Porta Pia. “Libera Chiesa in Libero Stato” sentenziò il conte Camillo Benso di Cavour, ben consapevole di una semplice verità: soltanto in uno Stato libero dai dogmi e dai condizionamenti religiosi, è possibile realizzare una reale e compiuta democrazia.                                                                
Tutto questo, però, oggi, a 138 anni di distanza sembra dimenticato. I più non sanno cosa rappresenti il 20 settembre per la storia del nostro Paese; per gli studenti sarà soltanto una delle tante date da ricordare per l’interrogazione, per altri, semplicemente il nome della strada vicino casa. 

Soltanto i Radicali continuano a ricordare e celebrare “la festa di tutti gli italiani: la festa dell’Unità d’Italia”, festeggiando nelle piazze e nelle strade di diverse città italiane il giorno che ci rese liberi dalla tirannia. Ogni anno chiedono la reintroduzione del 20 settembre come “legittima festa nazionale” per far sì che “l’Italia non sia più un paese a sovranità limitata, ma che sia libero di poter festeggiare la propria Festa Nazionale, anche se questo possa dare dispiacere al Vaticano”, perché quel giorno di tanti anni fa, “ci rese tutti italiani”.                                                                            
Per il resto, le istituzioni e i politici ignorano, o fingono di ignorare l’importanza di quel martedì di 138 anni fa. Sembrano aver dimenticato l’importanza, sociale e politica, della separazione fra Stato e Chiesa, imprescindibile baluardo di libertà, capace di garantire la pacifica convivenza in una società multiconfessionale come la nostra. Sembrano aver dimenticato che è compito dello Stato tutelare l’uguaglianza dei cittadini, la loro libertà di riconoscersi in qualsivoglia confessione religiosa e la loro libertà di non credere. Sembrano aver dimenticato il significato della parola “laicità”.

Incredibilmente, due giorni fa, in occasione della celebrazione ufficiale alla Breccia di Porta Pia del 20 Settembre, il Generale Antonio Torre, delegato del sindaco Alemanno alla memoria, ha ricordato, uno per uno, i nomi dei 19 soldati papalini morti in battaglia. Dimenticati i 49 bersaglieri che sacrificarono la propria vita per l’unità dell’Italia, dimenticata l’importanza storica di quel sacrificio.  

Dura reazione delle Associazioni laiche presenti alla cerimonia che, attraverso un comunicato congiunto, hanno espresso tutta l’amarezza e la preoccupazione per l’accaduto: “Si prosegue così dopo l´8 settembre, l´opera di revisionismo in senso antidemocratico ed anti-liberale. Inoltre per la prima volta si è impedito a tutte le associazioni laiche e risorgimentali di esprimere il proprio pensiero, contravvenendo ad una tradizione centenaria”.                                                                                   
Eppure, oggi più che mai, la ricorrenza del 20 settembre dovrebbe tornare ad essere la festa di tutti e non soltanto dei laici. Le continue e pressanti ingerenze della Chiesa Cattolica nella vita politica italiana, dovrebbero preoccupare anche i credenti, non solo i laici e gli anticlericali più convinti. Che i politici italiani si facciano dettare l’agenda dagli alti prelati del Vaticano, non è accettabile in una nazione moderna e meriterebbe un’approfondita riflessione sullo stato delle istituzioni nel nostro Paese.
La laicità è un valore non negoziabile, perché non esiste democrazia senza laicità.

La Redazione.

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