Finalmente un briciolo di umanità è riuscito a trapelare anche nei territori più ostili alla civiltà. L’Iran ha annunciato l’abolizione della pena di morte per lapidazione nel disegno di legge che darà vita al nuovo codice penale. Amnesty già storce il naso, chiedendo alle autorità di Teheran di “assicurare che non si tratti di una ricerca bugiarda”. Dopotutto si sa quanto sia debole l’astrattezza della legge contro pratiche tanto antiche quanto radicate nei costumi della società e nelle abitudini degli individui.
"La lapidazione è una pratica orribile, volta ad accrescere la sofferenza di chi viene messo a morte, e che non può avere alcuno spazio nel mondo moderno – afferma un portavoce di Amnesty International - Auspichiamo che le autorità iraniane garantiscano che questa pena terrificante non verrà mai più usata".
Se quindi le autorità di Teheran “non bluffano”, "saremo di fronte a una vittoria per i difensori dei diritti umani iraniani e per la loro campagna ´Stop alla lapidazione per sempre!´ e a un grande passo avanti per i diritti umani". E, inoltre, uno dei primi passi verso l’abolizione della pena di morte in generale.
Una volta eliminata questa orribile pratica, rimangono le torture più disparate da cancellare per sempre. Perché vero è che il Medio Oriente sta sperimentando una crescita economica e finanziaria non indifferente, ma lo sviluppo non finisce qui. Anzi. E’ la crescita economica l’input per un maturo sviluppo umano, che comprende l’attenzione per l’ambiente, la regolamentazione del mercato del lavoro, il rispetto dei diritti umani e della libertà di pensiero ed espressione. Stessa storia per i paesi dell’estremo Oriente, tra cui, in primis, la Cina, impegnata nella lotta politico-ideologica con il Tibet.
Nel caso dell’Iran, la diffidenza di Amnesty è più che giustificata. Nel dicembre 2002 infatti era stata annunciata una moratoria sulle lapidazioni, a cui seguì di fatto un’esecuzione capitale nel 2007, nella provincia di Qazvin.
Certi retaggi culturali sono difficili da estirpare, e Amnesty lo sa bene. La procedura, almeno a parole, è semplice: zittire le vecchie generazioni con il duro braccio della legge e istruire alla civiltà le generazioni emergenti.
E, se ci sarà bisogno dell’intervento esterno, anche armato, che ben venga. Non si tratta di cultura, ma di ferocia gratuita.
Scritto da: Maria Eleonora Pisu
La Redazione.
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